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Biotestamento: Veronesi, non mi spaventa la fine ma fare una brutta fine

09 Agosto 2012 - 11:18


(ASCA) - Roma, 9 ago - ''Non mi spaventa la fine. Mi spaventa fare una brutta fine''. Cosi' Umberto Veronesi in una intervista a Panorama. ''Morire - dice - e' un dovere biologico'', la sofferenza invece non serve a nulla. E scegliere come concludere la vita e' un diritto: ''Se le civilta' riconoscono il diritto di operare le scelte fondamentali della propria vita (scegliere il proprio domicilio, costituire o non costituire una famiglia) non vedo perche' non devono riconoscere il diritto di scegliere come concludere la propria esistenza''.

Ma osserva: ''La richiesta di una legge sul testamento biologico ha portato paradossalmente a una proposta di legge che, di fatto, lo vieterebbe. Per fortuna, quindi, la discussione parlamentare e' stata, per cosi' dire, congelata.

Piuttosto che una cattiva legge, e' meglio nessuna legge''.

E aggiunge: ''L'accanimento terapeutico e' un ossimoro.

Nessun medico si 'accanisce' contro il suo paziente.

Certamente e' difficile in alcuni casi trovare il punto di equilibrio tra fare e non fare, ma esiste un prezioso ago della bilancia: la volonta' del paziente. Se si rispetta, il rischio di ostinarsi in cure troppo invasive o tossiche per il malato e' molto ridotto''.

Il dolore invece va sempre combattuto: ''non ha nessuna utilita'. Non porta catarsi, ne' redenzione, quindi va evitato con tutti i mezzi che la scienza medica mette a disposizione''.

red/mpd






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