(ASCA) - Roma, 9 ago - ''Non mi spaventa la fine. Mi spaventa
fare una brutta fine''. Cosi' Umberto Veronesi in una
intervista a Panorama. ''Morire - dice - e' un dovere
biologico'', la sofferenza invece non serve a nulla. E
scegliere come concludere la vita e' un diritto: ''Se le
civilta' riconoscono il diritto di operare le scelte
fondamentali della propria vita (scegliere il proprio
domicilio, costituire o non costituire una famiglia) non vedo
perche' non devono riconoscere il diritto di scegliere come
concludere la propria esistenza''.
Ma osserva: ''La richiesta di una legge sul testamento
biologico ha portato paradossalmente a una proposta di legge
che, di fatto, lo vieterebbe. Per fortuna, quindi, la
discussione parlamentare e' stata, per cosi' dire, congelata.
Piuttosto che una cattiva legge, e' meglio nessuna legge''.
E aggiunge: ''L'accanimento terapeutico e' un ossimoro.
Nessun medico si 'accanisce' contro il suo paziente.
Certamente e' difficile in alcuni casi trovare il punto di
equilibrio tra fare e non fare, ma esiste un prezioso ago
della bilancia: la volonta' del paziente. Se si rispetta, il
rischio di ostinarsi in cure troppo invasive o tossiche per
il malato e' molto ridotto''.
Il dolore invece va sempre combattuto: ''non ha nessuna
utilita'. Non porta catarsi, ne' redenzione, quindi va
evitato con tutti i mezzi che la scienza medica mette a
disposizione''.
red/mpd
