(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 18 nov - Una vera e propria
prova del fuoco per il passaggio alla nuova tecnologia
digitale terrestre. E' lo switch off del Lazio, partito
lunedi' 16 novembre con soddisfazione del ministero coinvolto
(''l'Italia e' all'avanguardia in Europa'') e le numerose
difficolta' registrate vengono giudicate ''fisiologiche'' dai
responsabili del progetto.
''Sono stati convertiti 495 impianti e coinvolti 4 milioni
di utenti di cui 2,7 milioni a Roma in 24 ore - precisano i
collaboratori del viceministro Paolo Romani -. Al call center
del numero verde 800 022 000 nel corso della prima giornata
(lunedi') sono arrivate 46mila chiamate, tutte legate a
problemi di risintonizzazione dei canali e andate a buon fine
grazie all'aiuto in linea. Nessuna segnalazione, invece, di
problematiche tecniche''. Ad oggi le chiamate sono arrivate a
un totale di 100mila, la maggior parte delle quali relative
al mal funzionamento dei decoder o delle antenne.
Un numero che non preoccupa Dgtvi, l'associazione di
broadcaster di tv digitali. ''Ieri martedi' 17 il numero
delle chiamate al numero verde si e' dimezzato, scendendo a
poco piu' 20mila, dalle 46mila registrate lunedi' - precisa
il presidente Andrea Ambrogetti al Corriere delle
Comunicazioni-. E' diminuito anche il calo degli ascolti: se
nella serata di lunedi' avevamo rilevato una diminuzione del
20% negli ascolti serale, martedi' sera ne abbiamo rilevato
solo un 12%''. Numeri ''fisiologici'' per il numero uno di
Dgtvi: ''Si tratta di problemi che avevamo ampiamente
previsto, come quello legato alla risintonizzazione dei
canali o al cattivo funzionamento delle antenne. In ogni caso
tra qualche giorno sara' tutto risolto''. E anche la Rai
precisa in una nota che ''la conversione degli impianti, in
particolare quelli di Monte Mario e Monte Cavo, e' stata
realizzata entro i tempi previsti e con successo''.
I PROBLEMI APERTI.
Ma non tutto e' rose e fiori come sembra. Il primo problema
riguarda la posizione dei canali nel telecomando in modalita'
Lcn (Logical channel numbering), ovvero in ordinamento
automatico, che ha messo in allarme anche alcuni reti
televisive. Rainews 24, nello specifico, protesta per la
''retrocessione dal numero 16 al numero 42'' e l'Usigrai
parla di ''penalizzazione'' del canale all news. In base
all'intesa tra i soci di Dgtvi, ancora al vaglio dell'Agcom,
i canali dall'1 al 9 sono riservati, infatti, alle ex tv
analogiche (tre Rai, tre Mediaset, La7, Mtv e Rete A-All
Music); dal 10 al 19 alle emittenti locali, in base alla
graduatoria stilata dai Corecom regionali; dal 20 in su a
vari blocchi tematici: al numero 20 c'e' Tv 2000 e poi i
canali per bambini, i semigeneralisti (come Rai 4, Iris o
RaiSat), lo sport e le news. Anche le associazioni di
consumatori sono sul piede di guerra dopo le numerose
segnalazioni di utenti, soprattutto anziani, che lamentano di
non riuscire a vedere la tv, nemmeno dopo la
risintonizzazione (operazione che con tutta probabilita'
andra' ripetuta anche nei prossimi giorni) o per difficolta'
di ricezione dell'antenna o per un malfunzionamento dei
decoder, compresi quelli con il bollino di Dgtvi. Difficolta'
le ha avute anche la sede del Consiglio dei ministri: ieri
erano visibili Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5,
Italia1 e La7 in tutte le tv di Palazzo Chigi.
I CONSUMATORI SUL PIEDE DI GUERRA.
L'Aduc lamenta ''pressappochismo e disinformazione in uno
switch off all'amatriciana''; l'Unione Nazionale di
Consumatori parla di ''disastro'' e l'Adoc chiede una
riduzione del trenta per cento sulla spesa del canone Rai del
prossimo anno come compenso per i disagi.
Il Codacons, invece, passa alle richieste pratiche, chiedendo
il ritiro dei decoder obsoleti e l'obbligo per la Rai di
mettere in chiaro tutti i suoi programmi. ''Nell'immediato,
la difficolta' di sintonizzazione si traduce nel rischio di
truffe - spiega Mauro Vergari, responsabile Comunicazioni
Adiconsum -. Molti utenti si sono dovuti rivolgere
all'antennista, spesso senza successo''. Come mai? ''Se un
canale si vede in una stanza e non nell'altra - precisa
Vergari - non e' un problema di antenna ma di distribuzione.
Se l'impianto e' centralizzato bisogna verificare se i vicini
hanno gli stessi problemi e solo in quel caso chiamare
l'antennista. Se e' singolo e' bene controllare quanti canali
si vedono: dovrebbero essere almeno 18''. Intanto il Corecom
Lazio ha proposto un monitoraggio della ricezione del segnale
nelle zone interessate dallo switch off.
Al Codacons sono arrivate anche lamentele relative a
Tivu'sat, la piattaforma satellitare messa a punto da Rai e
Mediaset con la partecipazione di Telecom Italia Media, ''che
in teoria - continua Vergari - dovrebbe essere utilizzata per
chi, avendo il segnale tv debole, non riesce a ricevere i
canali del digitale terrestre. Peccato che le smart card
siano introvabili e che il call center per avere
informazioni, l'199 309 409 sia una bufala mangiasoldi''. Il
numero unico costa 14,26 centesimi di euro al minuto. Per
questo Vergari chiede all'Agcom ''di intervenire e
verificare la regolarita' di questo call center''.
Per Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori
Lazio ''non si e' mai vista una cosa cosi' positiva per i
consumatori come e' il DTT tradotta cosi' malamente''.
Federconsumatori annuncia di voler mettere in campo tutte le
azioni politiche e legali ''legate ad eventuali
malfunzionamenti dei decoder - precisa Trefiletti -. Inoltre
verificheremo se questo switch off e' stato fatto bene,
valutando anche 'chi'' lo portato avanti''.
LE AZIONI DELLA REGIONE LAZIO.
E anche la Regione Lazio si sta attivando per venire incontro
alle difficolta' degli utenti: una guida pratica al digitale
arrivera' a casa di 1.300.000 famiglie laziali, e una sezione
on-line e' dedicata alla Tv digitale sul sito
www.portaleconsumatore.it. La Regione ha inoltre ha istituito
un contact center al numero verde 800.900.707 che affianca il
numero verde del governo.
red/uda/alf
(Asca)
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