(ASCA) - Milano, 20 nov - Hanno scelto un luogo simbolo come
Milano i 200 sindaci del Nord che questa mattina si sono
riuniti per alzare ancora una volta la voce nei confronti del
Governo e ribadire la necessita' di intervento sulle regole
del Patto di stabilita' che, protestano, blocca il pagamento
delle imprese ed impedisce investimenti specie dopo la
decisione dell'esecutivo di abolire il pagamento Ici sulla
prima casa.
E' stato in particolare Sergio Chiamparino, Presidente di
Anci, a insistere sulle preoccupazioni dei Comuni e ad
annunciare battaglia in assenza di una rapida inversione di
tendenza: ''Non si puo' andare avanti cosi': stiamo chiedendo
il minimo e, se non dovessimo avere soddisfazione, non si
puo' escludere l'interruzione delle relazioni istituzionali.
Per il momento pero', al di la' della cortesia, dal premier
Berlusconi e dal Governo non abbiamo avuto risposte. Ecco
perche' serve individuare gia' da oggi iniziative forti.
Iniziando dal blocco istituzionale delle sedi di
concertazione. Confidiamo che il nostro grido venga
ascoltato. Occorre prevedere, nel bilancio dello Stato
dell'anno 2010, lo stanziamento a titolo di rimborso
complessivo per il mancato gettito Ici sull'abitazione
principale per 536 milioni di euro per l'anno 2008 e 796
milioni per ciascuno degli anni 2009 e 2010. L'Italia e'
l'unico paese in Europa in cui i Comuni non hanno autonomia
fiscale sul patrimonio immobiliare ma non vediamo particolare
attenzione verso un avanzamento concreto del federalismo
fiscale. Qui c'e' la rabbia di tanti nostri Sindaci, dettata
dall'impossibilita' di dare risposte ai cittadini, di
garantire servizi di qualita' e di far fronte a una crisi che
gia' mette in difficolta' tante nostre famiglie. Proprio dai
Comuni puo' arrivare la svolta, riattivando meccanismi
virtuosi a sostegno della nostra economia. Tutto questo e'
possibile, ma ci viene impedito di farlo''.
Anche Attilio Fontana, Presidente di Anci-Lombardia, ha
lanciato il grido d'allarme dei Comuni: ''Il 60% della spesa
per investimenti del Paese e' sostenuta dai Comuni. Togliere
benzina ai Comuni vuol dire fermare il principale motore
economico nazionale. La cosa e' tanto piu' significativa se
si parla della situazione del Nord dove le amministrazioni
locali hanno garantito grande efficienza economica. Guardiamo
al dato che vede nel triennio un aumento delle spese
contenuto al 3,3%, cioe' inferiore al tasso d'inflazione,
mentre la pubblica amministrazione ha un tasso di crescita
della spesa del 16%.
Oggi i Sindaci si vedono ridurre le entrate trasferite di
almeno 1 miliardo annuo, dovuto all'insufficiente copertura
stanziata per coprire il minor gettito derivante
dall'esenzione dell'Ici abitazione principale, al taglio dei
costi della politica e del taglio di 200 milioni sul fondo
ordinario. Se la situazione dovesse andare avanti cosi' non
possiamo non pensare ad una forte protesta istituzionale. I
Sindaci di tutti i 'colori' sono d'accordo. Cosi' si va verso
il collasso. Si vada allora a tagliare laddove l'emorragia e'
reale, non dove si e' virtuosi.
Chiediamo i soldi necessari per i servizi ai nostri
cittadini, chiediamo i soldi nostri''.
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(Asca)
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