(ASCA) - Roma, 31 ago - ''Nonostante la crisi e a dispetto di
tutti i problemi che condizionano la competitivita' delle
imprese, l'agricoltura si dimostra un comparto ancora vivo e
vitale, anche dal punto di vista occupazionale. E mentre
industria e costruzioni archiviano il secondo trimestre con
flessioni robuste, il settore primario mette a segno un
incremento degli occupati del 6,2% tendenziale''. Lo afferma
la Cia - Confederazione italiana agricoltori, commentando il
rapporto diffuso oggi dall'Istat.
''Il risultato del comparto nel periodo tra aprile e
giugno - spiega la Cia - e' il frutto dell'aumento degli
occupati nei campi soprattutto al nord (+13,7%) e al sud
(+3,5%), mentre il centro registra un calo del 3,2%. Crescono
in particolare le posizioni lavorative dipendenti (+10,1%),
concentrate prima di tutto nel settentrione (+23,4%), mentre
le posizioni autonome si fermano al +2,9%, 'resistendo' al
nord (+10,1%) ma crollando nel centro Italia (-12,3%)''.
''E' sempre piu' evidente, dunque, un ritorno al lavoro in
agricoltura - sottolinea la Cia - che la politica non puo'
piu' ignorare. Per questo chiediamo al governo di investire
davvero sul comparto, dopo averlo lasciato nell'angolo per
anni, e dare vita a una vera politica di sviluppo. Bisogna
affrontare e sciogliere i 'nodi' che frenano il settore, a
partire dai costi di produzione praticamente raddoppiati
rispetto a un anno fa, dai prezzi all'origine non ancora
remunerativi e da una burocrazia ''elefantiaca'' che pesa
sull'agricoltura per 4 miliardi di euro l'anno''.
''Senza dimenticare l'Imu sui terreni e sui fabbricati
rurali - conclude la Cia - una sorta di 'patrimoniale in
campo' che pero' tassa quelli che per i produttori sono
strumenti di lavoro''.
com
