
(ASCA) - Roma, 21 lug - Al sistema delle piccole e medie
imprese italiane (Pmi) costa 26,5 miliardi di euro. Rispetto
a poco piu' di un anno fa questa ''tassa occulta'' e'
aumentata di 3,4 miliardi di euro (+14,7%). Su ciascuna Pmi
grava un costo di 6.000 euro. Sono questi i drammatici
risultati a cui e' giunta la CGIA di Mestre che, grazie al
lavoro del suo Ufficio studi, ha analizzato il costo della
burocrazia che incombe sul mondo delle Pmi italiane (imprese
con meno di 250 addetti). I costi sono stati calcolati su
base annua e sono aggiornati al mese di maggio del 2012.
''Sono cifre che fanno accapponare la pelle - esordisce il
segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi -. Ormai
la burocrazia e' diventata una tassa occulta che sta
soffocando il mondo delle pmi. Nonostante le misure di
semplificazione adottate in questi ultimi anni,
l'inefficienza del sistema pubblico italiano continua a
penalizzare le imprese attraverso un spaventoso aumento dei
costi. I tempi e il numero degli adempimenti richiesti dalla
burocrazia sono diventati una patologia endemica che
caratterizza negativamente il nostro Paese. Non e' un caso
che gli investitori stranieri non vengano ad investire in
Italia anche per la farraginosita' del nostro sistema
burocratico. Una legislazione spesso indecifrabile,
l'incomunicabilita' esistente tra gli uffici delle varie
amministrazioni, la mancanza di trasparenza, l'incertezza dei
tempi e un numero spropositato di adempimenti richiesti
hanno generato un velo di sfiducia tra imprese private e
Pubblica amministrazione che, nonostante gli sforzi fatti dal
legislatore, non sara' facile rimuovere''.
Analizzando i dati della ricerca della CGIA in maniera
piu' dettagliata emerge che il settore che incide di piu' sui
bilanci delle Pmi e' quello del lavoro e della previdenza: la
tenuta dei libri paga; le comunicazioni legate alle
assunzioni o alle cessazioni di lavoro; le denunce mensili
dei dati retributivi e contributivi; l'ammontare delle
retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema
delle Pmi complessivamente 9,9 miliardi all'anno (6,9
miliardi in capo al lavoro, 3 miliardi riconducibili alla
previdenza e all'assistenza).
La sicurezza nei luoghi di lavoro pesa sul sistema
imprenditoriale per un importo complessivo pari a 4,6
miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano
operativo di sicurezza, la formazione obbligatoria del
titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che
compongono i costi di questo settore.
L'area ambientale, invece, pesa sul sistema delle pmi per
3,4 miliardi di euro l'anno. Le autorizzazioni per lo scarico
delle acque reflue, la documentazione per l'impatto acustico,
la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le
emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran
parte degli oneri di questa sezione.
Di rispetto anche il costo amministrativo che le aziende
devono ''sopportare'' per far fronte agli adempimenti in
materia fiscale. Le dichiarazioni dei sostituti di imposta,
le comunicazioni periodiche ed annuali Iva, etc, costano
complessivamente 2,7 mld di euro.
Gli altri settori che incidono sui costi amministrativi
delle pmi sono la privacy (2,6 mld di Euro), la prevenzione
incendi (1,4 mld di Euro), gli appalti (1,2 mld di Euro) e la
tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi di
Euro).
''Se teniamo conto - conclude Bortolussi - che il carico
fiscale sugli utili di una impresa italiana ha raggiunto il
68,6%, contro una media presente in Germania del 48,2%, c'e'
da chiedersi come facciano i nostri imprenditori a reggere
ancora il confronto. Per questo bisogna dire basta ad un
fisco opprimente e ad una burocrazia ottusa. Lavorare in
queste condizioni costringe gli imprenditori italiani a
trasformarsi quotidianamente in piccoli eroi: questo non deve
piu' accadere''.
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