(ASCA) - Roma, 12 lug - Era dal 1998, quando Al-Qaeda fece
200 morti attaccando le ambasciate americane a Nairobi e Dar
es Salaam, che nell'est dell'Africa non si verificavano
attentati terroristici come quelli di ieri sera a Kampala, in
Uganda. Un atto rivendicato dal gruppo Shebab, che nel giro
di poco tempo si e' accreditato come l'anello forte della
rete del terrore nella zona, contro un paese colpevole di
fornire il contingente di militari piu' alto all'Unione
Africana per la missione in Somalia.
L'esplosione di due bombe all'interno di un ristorante
etiope e di un club di rugby, affollati da avventori che ieri
sera stavano assistendo alla finale dei campionati mondiali
di calcio, ha causato la morte di 64 persone, tra cui un
americano, e decine di feriti.
Lo Shebab, la cui formazione risale al 2006, ha preso
forma come movimento giovanile dell'Unione delle Corti
islamiche, che ha governato la Somalia prima che il potere
tornasse nelle mani del governo sostenuto militarmente
dall'Etiopia. Dopo l'intervento di Addis Abeba, molti dei
leader dell'Unione sono stati costretti all'esilio, ma i
combattenti che si erano confrontati con le truppe etiopi
sono rimasti ad organizzare la resistenza.
Se la responsabilita' degli attentati in Uganda verra'
confermata, per il gruppo si tratterebbe di un vero salto di
qualita', con la prima azione al di fuori dei confini. Alla
guida dell'organizzazione ci sarebbe anche Fazul Abdullah
Muhammad, cittadino delle isole Comore, uno dei principali
sospetti delle bombe di dodici anni fa alle ambasciate.
Approfittando della totale mancanza di controllo del
territorio, soprattutto nelle regioni del Somaliland e
Puntland, dallo scorso anno in Somalia sono arrivati in massa
combattenti jihadisti da ogni parte del mondo, al punto che
Washington e' preoccupata che il paese possa diventare un
nuovo paradiso per i terroristi di Al-Qaeda.
Il leader dichiarato dello Shebab e' Mohamed Abdi Godane,
un religioso nato in Somaliland, che appare molto raramente
in pubblico, ma che si fa sentire spesso con messaggi audio
diffusi dai media locali e dai siti web. Il gruppo ha in
pratica il controllo sull'80% del territorio somalo e conta
su una forza di 7.000 uomini armati e a 3.000 combattenti
esperti di guerriglia.
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