
(ASCA) - Roma, 15 feb - La giunta per le immunita' del Senato
ha 'archiviato' la nuova richiesta di arresto della procura
di Bari, in relazione a un'inchiesta su malasanita', nei
confronti del senatore Alberto Tedesco, oggi del gruppo Misto
ma importante e forte esponente del Pd in Puglia. Ma subito
il voto ha fatto scoppiare un caso politico e procedurale,
rimesso alla valutazione del presidente Schifani.
La nuova richiesta di arresto nei confronti di Tedesco e'
stata 'sterilizzata' dalla giunta grazie al voto dei senatori
Pdl e della Lega, con la motivazione di aver gia' trattato il
tema dell'autorizzazione all'arresto del senatore Tedesco,
respinto a suo tempo dal Senato. Contrari a questo
orientamento i senatori Pd e Idv. Il voto si e' concluso per
12 a 7. Alla base del dissenso di Pd e Idv il fatto che la
nuova richiesta di arresto per Tedesco riguarda un diverso
reato rispetto al precedente: associazione per delinquere a
fronte della corruzione.
A questo punto la giunta e' stata chiamata ad esprimersi
sull'opportunita' di portare in Aula del Senato tale
decisione e qui e' scoppiato il ''caso'', perche' la Lega ha
lasciato solo il Pdl, contrario al voto in Aula,
affiancandosi alla posizione di Pdl e Idv, favorevoli ad
esso. L'esito di questa seconda votazione ha dato ragione al
Pdl, che ha vinto per 10 voti contro 9.
Il presidente della giunta, Marco Follini si e' a questo
punto fatto carico del problema, chiamando in causa con una
lettera il presidente Schifani, cui si chiede conferma della
corretta interpretazione del regolamento.
La carne al fuoco era sufficiente per scatenare subito
dopo il termine della giunta un profluvio di dichiarazioni e
scambio di accuse.
In serata restano le prese di posizione dei gruppi. Il Pdl
spiega in una nota che ''la richiesta di arresto del senatore
Tedesco non e' stata ne' accolta ne' respinta, semplicemente
non puo' essere votata perche' sugli stessi fatti il Senato
si e' gia' pronunciato e tecnicamente non e' possibile che
torni a pronunciarsi.
Poiche' la nuova ordinanza di custodia cautelare fa
riferimento agli stessi fatti storici gia' interamente
esaminati in occasione della precedente richiesta di arresto,
respinta dall'assemblea, ancorche' diversamene qualificati e'
preclusa dal principio giuridico del ne bis in idem''.
''Non siamo assolutamente d'accordo nel ritenere che il
Senato avesse gia' deciso sulla questione Tedesco - prende
posizione il capogruppo Pd in giunta, senatore Francesco
Sanna - l'elenco dei reati che ci ha consegnato la Cassazione
e su cui l'Aula dovrebbe esprimersi e' piu' ampio di quello
su cui si e' votato la volta scorsa''.
Non solo, il Pd e' contrario anche al fatto che ''l'Aula
del Senato non discuta il caso. In questa materia la giunta
acquisisce la documentazione, la vaglia e predispone una
proposta per l'Aula. Ed e' quest'ultima che vota e decide.
Immagino che la questione sara' seriamente valutata dal
presidente Schifani, che restituira' al plenum del Senato la
responsabilita' di scrivere la parola fine alla vicenda''.
Prende posizione anche il diretto interessato, il senatore
Tedesco, che punta il dito contro il tribunale del riesame di
Bari. E' li', afferma, che si e' consumata quella ''strage di
diritto'' evocata dal senatore Felice Casson a propsito della
giunta. ''Il tribunale - spiega - ha stranamente emanato due
distinte ordinanze distanziate di 5 mesi, producendo la
sovrapposizione dei pronunciamenti del Senato sugli stessi
fatti sottoposti al medesimo giudizio''. Ecco che per Tedesco
la decisione della giunta ''ha impedito un pasticcio in
ossequio non ad un privilegio parlamentare, ma al noto
principio del ne bis inidem, che si applica ovviamente anche
alla giurisprudenza della due Camere''.
njb

