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Tedesco: giunta Senato archivia richiesta arresto, ma scoppia caso

Tedesco: giunta Senato archivia richiesta arresto, ma scoppia caso

15 Febbraio 2012 - 19:10

(ASCA) - Roma, 15 feb - La giunta per le immunita' del Senato ha 'archiviato' la nuova richiesta di arresto della procura di Bari, in relazione a un'inchiesta su malasanita', nei confronti del senatore Alberto Tedesco, oggi del gruppo Misto ma importante e forte esponente del Pd in Puglia. Ma subito il voto ha fatto scoppiare un caso politico e procedurale, rimesso alla valutazione del presidente Schifani.

La nuova richiesta di arresto nei confronti di Tedesco e' stata 'sterilizzata' dalla giunta grazie al voto dei senatori Pdl e della Lega, con la motivazione di aver gia' trattato il tema dell'autorizzazione all'arresto del senatore Tedesco, respinto a suo tempo dal Senato. Contrari a questo orientamento i senatori Pd e Idv. Il voto si e' concluso per 12 a 7. Alla base del dissenso di Pd e Idv il fatto che la nuova richiesta di arresto per Tedesco riguarda un diverso reato rispetto al precedente: associazione per delinquere a fronte della corruzione.

A questo punto la giunta e' stata chiamata ad esprimersi sull'opportunita' di portare in Aula del Senato tale decisione e qui e' scoppiato il ''caso'', perche' la Lega ha lasciato solo il Pdl, contrario al voto in Aula, affiancandosi alla posizione di Pdl e Idv, favorevoli ad esso. L'esito di questa seconda votazione ha dato ragione al Pdl, che ha vinto per 10 voti contro 9.

Il presidente della giunta, Marco Follini si e' a questo punto fatto carico del problema, chiamando in causa con una lettera il presidente Schifani, cui si chiede conferma della corretta interpretazione del regolamento.

La carne al fuoco era sufficiente per scatenare subito dopo il termine della giunta un profluvio di dichiarazioni e scambio di accuse.

In serata restano le prese di posizione dei gruppi. Il Pdl spiega in una nota che ''la richiesta di arresto del senatore Tedesco non e' stata ne' accolta ne' respinta, semplicemente non puo' essere votata perche' sugli stessi fatti il Senato si e' gia' pronunciato e tecnicamente non e' possibile che torni a pronunciarsi.

Poiche' la nuova ordinanza di custodia cautelare fa riferimento agli stessi fatti storici gia' interamente esaminati in occasione della precedente richiesta di arresto, respinta dall'assemblea, ancorche' diversamene qualificati e' preclusa dal principio giuridico del ne bis in idem''.

''Non siamo assolutamente d'accordo nel ritenere che il Senato avesse gia' deciso sulla questione Tedesco - prende posizione il capogruppo Pd in giunta, senatore Francesco Sanna - l'elenco dei reati che ci ha consegnato la Cassazione e su cui l'Aula dovrebbe esprimersi e' piu' ampio di quello su cui si e' votato la volta scorsa''.

Non solo, il Pd e' contrario anche al fatto che ''l'Aula del Senato non discuta il caso. In questa materia la giunta acquisisce la documentazione, la vaglia e predispone una proposta per l'Aula. Ed e' quest'ultima che vota e decide.

Immagino che la questione sara' seriamente valutata dal presidente Schifani, che restituira' al plenum del Senato la responsabilita' di scrivere la parola fine alla vicenda''.

Prende posizione anche il diretto interessato, il senatore Tedesco, che punta il dito contro il tribunale del riesame di Bari. E' li', afferma, che si e' consumata quella ''strage di diritto'' evocata dal senatore Felice Casson a propsito della giunta. ''Il tribunale - spiega - ha stranamente emanato due distinte ordinanze distanziate di 5 mesi, producendo la sovrapposizione dei pronunciamenti del Senato sugli stessi fatti sottoposti al medesimo giudizio''. Ecco che per Tedesco la decisione della giunta ''ha impedito un pasticcio in ossequio non ad un privilegio parlamentare, ma al noto principio del ne bis inidem, che si applica ovviamente anche alla giurisprudenza della due Camere''.

njb




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