(ASCA) - Treviso, 27 apr - Il testamento biologico? ''Si', ma
con molti, molti dubbi'' e' la risposta dello scrittore
Claudio Magris, che aggiunge: ''Una baldanzosa visione
eutanasica mi e' assolutamente ostica''. Magris ha affrontato
l'argomento a Treviso, durante la consegna del premio
Maritain che gli e' stato consegnato dall'omonimo istituto. A
Treviso, fra l'altro, si sta ripetendo, per taluni aspetti,
un secondo caso-Welby, con Paolo Ravasin, malato di sla, che
chiede di non essere sottoposto a cure forzate e per questo
ha scritto anche al presidente Napolitano.
''Il problema del fine vita - ha detto Magris - e'
difficile perche' quello che viene chiamato accanimento
terapeutico non e' ben chiaro dove comincia. Mentre e'
chiarissimo dove comincia la vita di un uomo o di una donna -
io ho cominciato ad esistere nel momento in cui sono stato
concepito -, non e' altrettanto chiaro quando inizia
l'accanimento terapeutico e ritengo che in concreto la
risposta possa essere, di volta in volta, di buon senso che,
tuttavia, e' sempre fallibile''.
Quanto al testamento biologico, lo scrittore triestino,
che da poco ha festeggiato i 70 anni, ha affermato che
''l'interessato ha diritto di esprimere la propria
volonta'''. Magris, tuttavia, rigetta l'espressione ''padrone
della mia vita''. ''Mi e' molto aliena, perche' la parola
''padrone'' non funziona, come non funziona nell'industria -
ha puntualizzato -. Non si puo' essere padroni della propria
vita; io non sono padrone di innamorarmi, e' la vita che mi
viene addosso''. Per l'autore di Trieste, dunque, ''delle
cose essenziali non siamo padroni, siamo invece padroni di
come ci comportiamo''.
Magris ha ricordato al riguardo di avere ''una carissima
amica che da 4-5 anni assiste a casa sua il marito in stato
di totale passivita'; lei vive il grande mistero di una vita
insieme che continua''. Magris, dopo aver ribadito le sue
perplessita' su questa tematica, ha sostenuto, invece, di
avere ''assoluta chiarezza, almeno con me stesso'', sul fatto
che non ci sia differenza alcuna fra i modi in cui si
interrompe un'esistenza. ''Per intenderci, se per
interrompere la sopravvivenza si toglie un medicamento o un
sorso d'acqua e' la stessa cosa''. Ha ribadito, infine, la
sua contrarieta' alla ''baldanzosa visione eutanasica''
perche' ''mi e' assolutamente ostica''. Quanto, invece, al
testamento biologico, ''firmerei una dichiarazione come
quella suggerita dal presidente della Conferenza episcopale
tedesca, il cardinale Lehmann, e dalle Chiese protestanti.
Sempre, comunque, con molti, molti dubbi''.
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