(ASCA) - Roma, 30 mar - A poco meno di quattro giorni dalla
sua approvazione in Senato il ddl Calabro' sul testamento
biologico e' ancora in attesa di essere assegnato
presumibilmente alla commissione affari sociali di
Montecitorio, che in questi giorni sta lavorando su un altro
disegno di legge, quello relativo alle cure palliative.
Il testo passato al Senato nella serata di giovedi' 26 e'
stato trasmetto alla Camera che nella prossima seduta
dovrebbe quindi assegnarlo alla XII commissione.
L'iter del ddl alla Camera si preannuncia tutt'altro che
agevole, specie dopo le parole inqeuivocabili del presidente
della Camera, Gianfranco Fini, che dal palco del congresso
costituente del Pdl, ha bocciato senza mezzi termini il
provvedimento che impone alimentazione e idratazione per i
pazienti in stato vegetativo.
''Quando si impone per legge un concetto siamo piu' vicini
ad uno Stato etico che laico. Ne discuteremo'', ha detto
Fini. Una posizione ''minoritaria e Fini lo sa'', ha
ricordato stamattina il capogruppo al Senato del Pdl,
Maurizio Gasparri. A replicare a Fini e' toccato al
presidente del Senato, Renato Schifani, per il quale la
laicita' dello Stato non deve trasformarsi ''mai in omissione
di responsabilita'. Abbiamo colmato un vuoto normativo''.
Restando alle dichiarazioni dei ministri del governo
Berlusconi la posizione di Fini non e' condivisa da Sacconi,
La Russa e Frattini, mentre per Bondi il Popolo della
liberta' deve ''cercare una linea comune ma fermo restando il
rifiuto dell'eutanasia'', di fronte a nutrizione e
idratazione forzata, ''deve scattare una libera volonta'
espressa da un fiduciario'', che si regoli ''secondo un
principio di carita' cristiana''.
Anche Matteoli ha detto di ''condividere totalmente il
pensiero di Fini, mentre Brunetta ha ricosciuto la necessita'
di ''una soft law'' sul fine vita, ''il resto deve essere
demandato alle Authority''. A registrare un ''eccessivo
irrigidimento della norma'' e' stato anche uno dei tre
coordinatori del Pdl, Denis Verdini. Il freno a mano tirato
da Gianfranco Fini non ha trovato una risposta dal premier
Berlusconi, che nell'intervento conclusivo al congresso non
ha fatto accenno alla questione legata al testamento
biologico.
''Il premier e' imbarazzato da Fini'', ha rilevato dal Pd,
Anna Finocchiaro, ma il presidente della Camera oggi ha
smorzato i toni: ''Non sempre le risposte si danno il giorno
dopo, su questioni cosi' importanti destinate a durare nel
tempo'', ha fatto sapere. Intanto la posizione di Fini alla
Camera potrebbe trovare sponda nell'ala piu' laica e liberale
del Pdl, capitanata dal presidente dei riformatori liberali,
Benedetto della Vedova e da almeno una cinquantina di
deputati pronti a battersi per modificare il testo. Una
partita aperta, quindi, senza dimenticare l'ala pro-life, con
il sottosegretario Alfredo Mantovano in prima fila a chiedere
un testo ancora piu' restrittivo, che fughi da ogni possibile
dubbio di apertura all'eutanasia.
In commissione affari sociali, che per prima lavorera' sul
testo, il Pdl conta tra le proprie fila, fra gli altri,
Alessandra Mussolini, Barbara Saltamartini e De Nichilo
Rizzoli (quest'ultima favorevole ad un testo 'light' sulle
dichiarazioni anticipate di trattamento). Per il Pd due anime
dalle posizioni diametralmente opposte: la senatrice teodem,
Paola Binetti, e l'ex ministro della Salute, Livia Turco.
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