
(ASCA) - Roma, 20 feb - Chi soffre di fibrillazione atriale e non puo' assumere farmaci anticoagulanti puo' trovare ora, a Forli', una valida arma contro il pericolo d'incorrere in embolie cerebrali e, quindi, ictus ischemici. L'U.O. di Cardiologia dell'ospedale ''Morgagni-Pierantoni'', diretta da Marcello Galvani, ha iniziato a effettuare, infatti, l'occlusione percutanea dell'auricola sinistra, tecnica assai complessa ma particolarmente efficace per eliminare o ridurre significativamente il rischio di ictus. L'equipe formata da Alberto Bandini, da Paolo Golia e da Donatella Ferrini, nei giorni scorsi, ha effettuato, nella nuova sala di elettrofisiologia dell'ospedale, la prima procedura autonoma di questo tipo, perfettamente riuscita. Il dispositivo impiegato nell'intervento e' stato utilizzato, sino ad oggi, in Italia, in non piu' di una cinquantina di casi, e solo in centri altamente qualificati. ''Nei pazienti con fibrillazione atriale, in presenza di alcuni fattori di rischio quali ipertensione arteriosa, diabete, insufficienza cardiaca, o eta' avanzata - spiega Bandini, responsabile della struttura di elettrofisiologia dell'U.O. di Cardiologia - e' facile si formino, all'interno del cuore, dei coaguli di sangue che, in caso di fuoriuscita, possono provocare embolie a distanza, come l'ictus cerebrale''. Di solito, per evitare che cio' accada, si ricorre alla somministrazione di anticoagulanti orali (Coumadin o Sintrom), che ostacolano, appunto, la creazione di coaguli del cuore e, dunque, prevengono le embolie. Chi ha gia' avuto emorragie importanti o puo' andarvi incontro, pero', non puo' assumerli, in quanto il principale effetto collaterale di questi farmaci e' proprio quello di favorire le emorragie. L'alternativa, allora, e' ricorre alla chiusura dell'auricola sinistra, ovvero la parte del cuore, situata nell'atrio sinistro, dove si forma il 90% dei coaguli fonte di successive embolie''. La procedura, che si esegue in anestesia generale e sotto controllo eco transesofageo, e', come tutte le tecniche effettuate per via transacatetere, assai complessa e delicata. ''Con la puntura di una vena dell'inguine, s'introduce nell'atrio destro, attraverso il sistema venoso, una piccola struttura in metallo, ricoperta di materiale plastico; quindi, mediante puntura transettale, cioe' praticando un piccolo foro a livello del setto interatriale, tale dispositivo viene prima trasferito nell'atrio sinistro e, infine, posizionato nell'auricola sinistra e rilasciato - conclude -. La difficolta' risiede nel rischio di complicanze connesse alla puntura transattale, da noi, comunque, gia' da tempo praticata vista l'esperienza nell'ablazione transcatetere, e nell'estrema fragilita' della sede in cui la sonda va posizionata''. A parte le prime 6 settimane dall'impianto, dopo non vi e' piu' necessita' di terapia anticoagulante, in quanto la sonda viene ricoperta dal normale tessuto che riveste l'interno del cuore. com-map/sam/alf

