(ASCA) - Roma, 19 feb - Tutti i sindacati di polizia uniti
per chiedere al Capo dello Stato di non firmare il Decreto
sicurezza se dovesse contenere il via alle 'ronde'.
L'inusuale iniziativa e' stata promossa oggi da Siulp,
Silp-Cgil, Siap-Anfp, Ugl-Polizia, ConsapItalia Sicura, e
Coisp-Up-Fps-Adp-Pnfi-Mps con una lettera inviata a Giorgio
Napolitano nella quale si esprime ''massima preoccupazione''
per la proposta delle ronde di cittadini e si parla di
''punto di non ritorno'' nella gestione della sicurezza nel
nostro paese.
''Signor Presidente della Repubblica, i rappresentanti dei
Sindacati di Polizia, a nome di oltre il 90% dei poliziotti
italiani, Le esprimono la massima preoccupazione per lo stato
dei lavori relativo al pacchetto sicurezza di imminente
approvazione. - si legge nella missiva inviata al Quirinale -
In particolare, la ferma volonta' del Governo in carica di
varare un'apposita normativa sul riconoscimento delle
'ronde', ossia squadre organizzate ed autogestite da privati
cittadini, al di fuori di ogni controllo da parte
dell'Autorita' di Pubblica Sicurezza, suscita grande e
legittima perplessita'. Si ha la sensazione che, per la prima
volta nella storia repubblicana, - si afferma - lo Stato stia
per rinunciare ad una delle sue funzioni piu' importanti ed
irrinunciabili: la gestione della sicurezza. Appaltando il
servizio, che deve essere svolto nell'interesse generale e
secondo regole espressamente previste dalla legge, e
soprattutto con grande professionalita' da parte di operatori
qualificati ed esperti, visto che si tratta di intervenire
sui diritti essenziali dei cittadini, a privati, che per
forza di cose, non potranno mai garantire ne' la stessa
qualita' del servizio ne' soprattutto la professionalita'
necessaria. Sarebbe un punto di non ritorno nella gestione
della sicurezza le cui conseguenze non potranno non essere
negative. Le rivolgiamo un accorato appello - si conclude -
affinche' le nostre legittime perplessita' possano far
ripensare quanti, in questi momento, stanno per prendere
decisioni chiaramente sbagliate per il futuro del nostro
Paese''.
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