(ASCA-NOEMATA) - Roma, 25 giu - Combattere il tumore
colpendolo ''ai fianchi''. Uno studio italo-americano
dimostra per la prima volta che aggredire le cellule tumorali
circolanti (CTC), quelle che diffondono il cancro verso altri
organi, potrebbe rafforzare l'efficacia dei trattamenti
rispetto alla terapie convenzionali usate contro il tumore
primitivo.
I risultati del lavoro, nato dalla collaborazione tra il
team guidato da Massimo Cristofanilli dello Md Anderson
Cancer Center di Houston in Texas (Usa), e Paolo Gazzaniga e
Giuseppe Naso della Universita' ''La Sapienza'' di Roma, sono
stati presentati durante l'undicesima conferenza
internazionale MBCC organizzata dall'Istituto Europeo di
Oncologia (IEO) di Milano.
Nel tumore al seno, spiegano in una nota i ricercatori, ''il
modello comunemente accettato della diffusione tumorale a
distanza si basa sulla presenza di cellule tumorali
circolanti in grado di dare origine a depositi di cellule
tumorali disseminate nei vari distretti''. I ricercatori
hanno quindi sperimentato come bersaglio la
chemiosensibilita' delle cellule tumorali circolanti.
''Questo studio se prospetticamente validato, potrebbe
rappresentare l'inizio di una nuova era nella terapia dei
tumori'', spiega Cristofanilli. L'analisi genotipica e
fenotipica delle singole cellule circolanti - proseguono gli
oncologi - contribuisce a definire il modello delle cellule
tumorali, ad ampliare le conoscenze nella biologia dei tumori
e contribuisce a disegnare nuovi trattamenti e nuovi
indicatori di efficacia. ''Le cellule tumori circolanti
potrebbero rappresentare le cellule che sostengono la
metastatizzazione in quanto piu' resistenti ai trattamenti
chemioterapico convenzionali - commentano Gazzaniga e Naso
-.
Pertanto una terapia mirata sulla caratterizzazione
molecolare delle CTC potrebbe portare ad un beneficio clinico
superiore sia per cio' che riguarda la chemioterapia che
l'ormonoterapia''.
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