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Rue Wiertz: Pittella, un'assemblea costituente per l'Europa unita

Rue Wiertz: Pittella, un'assemblea costituente per l'Europa unita

(ASCA) - Roma, 1 set - Il primo vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, interviene sulla crisi e sul futuro dell'Europa. ''Se dovessimo giudicare dai risultati, 'l'aiuto' del Fondo monetario internazionale ai paesi in difficolta' e' un bacio della morte accuratamente da evitare. Dal 1945 ad oggi nessuna delle economie che hanno accettato di applicare le condizioni dell'Fmi in cambio di un prestito hanno risolto i loro guai. Al contrario spesso hanno subito pesanti contraccolpi sociali e politici, costretti a sottrarre risorse allo sviluppo per onorare gli impegni assunti, dall'Asia, al Sudamerica, alla Grecia. Altri, anche senza accettare prestiti, sono finiti in recessione, seguendo i buoni principi degli esperti di Christine Lagarde condivisi, in questo periodo di crisi, dal Consiglio europeo. Per capire meglio il presente e' bene allora ravviluppare il filo della storia e risalire alle origini di questa impostazione. Nel redigere l'atto di nascita dell'Fmi alla Conferenza di Bretton Wood si fronteggiarono due modi di concepire la ''mission'' che si voleva affidare alla nuova istituzione economica nello scenario post-bellico. Il primo, sostenuto dall'economista inglese John Maynard Keynes e forte dei positivi risultati acquisiti con l'esperienza del New Deal, auspicava la creazione di un fondo solidaristico comune per sostenere l'azione degli stati membri durante le crisi periodiche dell'economia. L'altro, delineato dal delegato americano Harry Dexter White, assegnava all'Fmi il ruolo di una super banca che erogasse solo prestiti agevolati in caso di squilibri nella bilancia dei pagamenti, da restituire nel tempo. Si accolse la seconda proposta che impresse un'impronta fortemente neoliberista non solo al futuro operato del Fondo, ma di tutte le organizzazioni finanziarie internazionali fino ai nostri giorni. Purtroppo nel subire l'impatto della piu' grande crisi economica dal 1929 dobbiamo verificare sulla nostra pelle la debolezza di quell'impianto, piu' ideologico e legato, come allora, agli interessi particolari dei grandi attori della finanza mondiale che scientifico, come lo si vorrebbe ancora spacciare. Oggi lo stesso Fmi ci dice che una manovra monetaria espansiva della Bce, seppure solo con interventi a breve termine, potrebbe drasticamente allontanare la speculazione dai debiti sovrani e ridare fiato alle attivita' economiche messe alle corde nei paesi maggiormente indebitati. Ma, al contempo, si comprende la preoccupazione di chi, come in Germania, frena gli entusiasmi argomentando che questo intervento risulterebbe ''diseducativo'' per i paesi piu' indisciplinati, inducendoli a rallentare o abbandonare le riforme di bilancio. Greci in testa. Come si vede a 67 anni di distanza si contrappongono ancora, attraverso la disputa sulle misure economiche piu' idonee a fronteggiare le ricorrenti crisi dell'economia di mercato, due visioni dei rapporti sociali e del ruolo dello Stato democratico, inteso dalle forze popolari come soggetto nazionale o sovranazionale supremo regolatore della vita pubblica, al quale la destra economica vuole sostituire il diritto naturale del 'mercato' o dei 'mercati' a governare il mondo. Una versione rimodernata della vecchia, salvifica, immanente 'mano invisibile' che tutto risana. L'Europa non si trova di fronte semplicemente ad una crisi finanziaria ma in una crisi di senso che non si risolvera' attraverso meri accorgimenti tecnici o nuovi quadri regolamentari, peraltro indispensabili. Il dibattito sul futuro rende ancora piu' attuali le parole di Norberto Bobbio: ''Discutono del loro destino senza capire che dipende dalla loro natura. Risolvano il problema della loro natura, e avranno risolto il loro destino''. La natura dell'Europa non e' quella di essere una semplice zona di libero scambio, ne' un'Unione monetaria ed economica da regolare con le concezioni di White. Se l' Europa vuole essere fedele alla sua natura i cittadini devono riprendere in mano le redini del governo dell'Unione. Si devono porre le basi per creare gli Stati Uniti d'Europa e costruire l'ossatura politica in grado di sostenere e difendere la moneta unica. Per fare questo e' necessario passare attraverso una costituente per l'Europa unita. Non la si convoca per decreto. Se dovessimo limitarci ad un'operazione verticistica sul modello della convenzione che porto' nel 2005 al trattato costituzionale, commetteremmo un grave errore. Con gli enti locali, le associazioni, le singole cittadine e cittadini, le forze sociali, economiche e politiche, di tutti i paesi d'Europa, costruiamo una spinta popolare in grado di mettere in pratica l'auspicio, formulato da piu' parti, di un'assemblea costituente da eleggersi nel giugno del 2014 in contemporanea con l'elezione del prossimo Parlamento europeo''. per/mar





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