
(ASCA) - Roma, 11 feb - ''Alla vigilia del vertice dei leader
europei che la settimana scorsa ha dato velocemente seguito
al pacchetto delle misure fiscali, un diplomatico
evidentemente non proprio entusiasta della linea del rigore
del bilancio commentava tra i denti: ''Si accingono a firmare
un trattato per mettere fuori legge il professor Keynes''.
Effettivamente di iniziative concrete per far ripartire la
domanda - della quale, secondo il padre dell'economia sociale
moderna, la spesa pubblica e' un potente moltiplicatore - nei
solenni impegni presi nelle mani della cancelliera Merkel dai
governi di 25 paesi sui 27 dell'Unione, non vi e' traccia.
Eppure la nuova parola d'ordine a Bruxelles in questi giorni
e' ''crescita'', anche se ciascuno la interpreta a modo
suo''. E' quanto afferma Gianni Pittella, vicepresidente
vicario del Parlamento europeo.
''La Germania e' disponibile a qualsiasi intervento che
non comporti esborsi di denaro, o che siano comunque limitati
e di egual misura a tutti gli altri, per non far sentire il
contribuente tedesco sfruttato e raggirato dalle ''cicale''
del sud. Un luogo comune - prosegue Pittella - a ben vedere
largamente scimmiottata dai nostri leghisti e altrettanto
miope, specie quando ci si ritrova a subirlo tutti noi al di
qua delle Alpi. La Francia preme sull'armonizzazione delle
imposte per togliersi di torno la concorrenza dei paesi a
bassa tassazione e dell'Inghilterra nel mercato creditizio.
Gli altri paesi nord-europei e del Benelux per crescere
puntano al libero scambio e al potenziamento del mercato
unico. I paesi ex comunisti dell'Est guardano ai
trasferimenti Ue. Per ora la montagna ha partorito il
topolino, come sappiamo in una dimensione tale da avere il
sapore della provocazione. Gli investimenti necessari per
realizzare gli obiettivi della strategia 2020 dell'Unione e
per far uscire le imprese europee dal pantano sarebbero
costituiti, secondo i governi francese e tedesco, dai fondi
non spesi. Peccato che, come ha prontamente precisato il
Commissario competente Hahn, di soldi non spesi negli anni
2010 e 2011 ve ne siano solo 30 milioni. In realta'
nell'attuale quadro finanziario 2007-2013 dei 350 miliardi di
euro per la coesione previsti, rimangono 82 miliardi di euro
non ancora erogati ma sono vincolati a 455 programmi gia
concordati coi governi e con le regioni''.
''Non si possono dunque distogliere per sostenere il
grande piano europeo per la crescita. Si puo', ed e' doveroso
farlo, incoraggiare ad accelerare la spesa, si puo' chiedere
che le regioni e i governi evitino, all'interno dei programmi
gia concordati, di spruzzarli qui e la' come sussidi per
piccoli interventi ma li concentrino su grandi obiettivi (in
Italia ad esempio l'agenda digitale lanciata dai Ministri
Profumo e Barca). Ad avere una visione piu' avanzata della
Merkel e di Sarkozy e' perfino il direttore del Fondo
monetario internazionale, Christine Lagard. Secondo la dama
di ferro della finanza mondiale - aggiunge il vicepresidente
vicario del Parlamento Ue -, che sta conducendo con pugno
fermo la trattativa con la martoriata Grecia, si dovrebbe
puntare su una semplificazione della politica monetaria, ad
accrescere in modo adeguato il fondo di salvataggio
dell'Eurozona, a un sistema paneuropeo per sostenere le
banche, sulla messa in comune di una parte del debito sovrano
e un allentamento dei vincoli della riduzione del deficit nei
paesi in avanzo di bilancio, per rilanciare la domanda e
riaprire i cordoni del credito. Un discorso che sembra
rivolto soprattutto alla Germania ma dalla quale arrivano
segnali opposti. Eppure i problemi che frenano la ripresa
sono comuni e non riguardano solo le sponde europee del
Mediterraneo. Gli economisti sono concordi nel ritenere che
l'Europa abbia bisogno di un maggiore mix tra innovazione e
impresa, per aumentare la sua produttivita'. Il vecchio
continente produce troppo pochi ''high-tech start up'' in
settori chiave cone l'information technology e le
biotecnologie, per una scarsa sinergia tra industria e
universita' e la frammentazione ancora rilevante del mercato
unico. L'Italia puo' contribuire molto con le sue industrie e
le sue universita' a questo salto tecnologico, riconoscendolo
come un goal da cogliere immediatamente al suo interno e
tirando fuori la testa dal sacco dello scontro sul costo del
lavoro e della normativa sui licenziamenti''.
per/vlm


