Rue Wiertz: Pittella, Ue punti davvero su innovazione e crescita

Rue Wiertz: Pittella, Ue punti davvero su innovazione e crescita

11 Febbraio 2012 - 17:15

(ASCA) - Roma, 11 feb - ''Alla vigilia del vertice dei leader europei che la settimana scorsa ha dato velocemente seguito al pacchetto delle misure fiscali, un diplomatico evidentemente non proprio entusiasta della linea del rigore del bilancio commentava tra i denti: ''Si accingono a firmare un trattato per mettere fuori legge il professor Keynes''.

Effettivamente di iniziative concrete per far ripartire la domanda - della quale, secondo il padre dell'economia sociale moderna, la spesa pubblica e' un potente moltiplicatore - nei solenni impegni presi nelle mani della cancelliera Merkel dai governi di 25 paesi sui 27 dell'Unione, non vi e' traccia.

Eppure la nuova parola d'ordine a Bruxelles in questi giorni e' ''crescita'', anche se ciascuno la interpreta a modo suo''. E' quanto afferma Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento europeo. ''La Germania e' disponibile a qualsiasi intervento che non comporti esborsi di denaro, o che siano comunque limitati e di egual misura a tutti gli altri, per non far sentire il contribuente tedesco sfruttato e raggirato dalle ''cicale'' del sud. Un luogo comune - prosegue Pittella - a ben vedere largamente scimmiottata dai nostri leghisti e altrettanto miope, specie quando ci si ritrova a subirlo tutti noi al di qua delle Alpi. La Francia preme sull'armonizzazione delle imposte per togliersi di torno la concorrenza dei paesi a bassa tassazione e dell'Inghilterra nel mercato creditizio.

Gli altri paesi nord-europei e del Benelux per crescere puntano al libero scambio e al potenziamento del mercato unico. I paesi ex comunisti dell'Est guardano ai trasferimenti Ue. Per ora la montagna ha partorito il topolino, come sappiamo in una dimensione tale da avere il sapore della provocazione. Gli investimenti necessari per realizzare gli obiettivi della strategia 2020 dell'Unione e per far uscire le imprese europee dal pantano sarebbero costituiti, secondo i governi francese e tedesco, dai fondi non spesi. Peccato che, come ha prontamente precisato il Commissario competente Hahn, di soldi non spesi negli anni 2010 e 2011 ve ne siano solo 30 milioni. In realta' nell'attuale quadro finanziario 2007-2013 dei 350 miliardi di euro per la coesione previsti, rimangono 82 miliardi di euro non ancora erogati ma sono vincolati a 455 programmi gia concordati coi governi e con le regioni''.

''Non si possono dunque distogliere per sostenere il grande piano europeo per la crescita. Si puo', ed e' doveroso farlo, incoraggiare ad accelerare la spesa, si puo' chiedere che le regioni e i governi evitino, all'interno dei programmi gia concordati, di spruzzarli qui e la' come sussidi per piccoli interventi ma li concentrino su grandi obiettivi (in Italia ad esempio l'agenda digitale lanciata dai Ministri Profumo e Barca). Ad avere una visione piu' avanzata della Merkel e di Sarkozy e' perfino il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagard. Secondo la dama di ferro della finanza mondiale - aggiunge il vicepresidente vicario del Parlamento Ue -, che sta conducendo con pugno fermo la trattativa con la martoriata Grecia, si dovrebbe puntare su una semplificazione della politica monetaria, ad accrescere in modo adeguato il fondo di salvataggio dell'Eurozona, a un sistema paneuropeo per sostenere le banche, sulla messa in comune di una parte del debito sovrano e un allentamento dei vincoli della riduzione del deficit nei paesi in avanzo di bilancio, per rilanciare la domanda e riaprire i cordoni del credito. Un discorso che sembra rivolto soprattutto alla Germania ma dalla quale arrivano segnali opposti. Eppure i problemi che frenano la ripresa sono comuni e non riguardano solo le sponde europee del Mediterraneo. Gli economisti sono concordi nel ritenere che l'Europa abbia bisogno di un maggiore mix tra innovazione e impresa, per aumentare la sua produttivita'. Il vecchio continente produce troppo pochi ''high-tech start up'' in settori chiave cone l'information technology e le biotecnologie, per una scarsa sinergia tra industria e universita' e la frammentazione ancora rilevante del mercato unico. L'Italia puo' contribuire molto con le sue industrie e le sue universita' a questo salto tecnologico, riconoscendolo come un goal da cogliere immediatamente al suo interno e tirando fuori la testa dal sacco dello scontro sul costo del lavoro e della normativa sui licenziamenti''.

per/vlm




+ Correlate
+ Altre notizie di Politica