
(ASCA) - Roma, 10 lug - ''Fiamme e un denso fumo grigio si
alzano da dietro al cespuglio. Bruciano plastica, filtri
dell'olio, bombolette di vernice, scarti di lavorazione delle
concerie. Sono da poco passate le 9 di domenica ma per gli
incendiari dei rifiuti non c'e' riposo. E ormai non attendono
neanche la notte, si scarica e si brucia a tutte le ore''.
Questa la denuncia di 'Avvenire' in un'inchiesta, a cura di
Antonio Maria Mira, sul degrado ambientale della Campania
nelle campagne tra Casapesenna, San Cipriano d'Aversa,
Trentola Ducenta e San Marcellino, nel cuore del potere del
piu' potente clan camorrista, quello dei 'casalesi' che ha
inventato le ecomafie e proprio coi rifiuti ha fatto e fa i
piu' ricchi affari.
''Ci accompagnano Pasquale e Ernesto, del circolo di
Legambiente di Casapesenna, - si legge nel reportage - un po'
guida e un po' scorta, perche' da queste parti non si sa
mai... soprattutto quando ci si occupa di monnezza. Pasquale
telefona ai vigili del fuoco. 'Hanno detto che arriveranno
quando possono perche' hanno tutti i mezzi fuori per altri
incendi'. Appunto, incendiari senza tregua. Alla fine
arriveranno solo alle 16,30, dopo varie sollecitazioni. Nel
frattempo il fuoco ha completato la sua opera, trasformando
in veleni i rifiuti. E non solo qui. Perche' altri quattro
roghi vengono piu' tardi appiccati lungo la stessa strada,
arrivando fino alle case. Un disastro''.
Chilometri di discariche, continua il quotidiano della
Cei, ''tra frutteti e serre su un bene pubblico finanziato
dall'Europa. Non c'e' che dire, una pessima immagine. Cumuli
di veleni accanto ad alberi carichi di albicocche, pesche e
susine mature, tra campi di peperoni e melanzane''.
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