
(ASCA) - Roma, 3 dic - Il voto alle primarie del
centrosinistra che ha visto la vittoria di Pier Luigi Bersani
''chiede una svolta a sinistra'' e un ''cambio radicale
dell'agenda Monti''. Cosi', intervistato dal ''Corriere della
Sera'', il leader di Sel, Nichi Vendola, candidato alle
primarie del centrosinistra, all'indomani del ballottaggio
tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani.
Una svolta a sinistra, spiega, che ''non significa sigle
di partito ne' bandiere rosse'', ma ''sostenere la domanda
interna, liberare gli investimenti dai vincoli
ragioneristici. Keynesianamente, aprire migliaia di
cantieri.
Non per costruire piramidi, ma per risanare scuole, strade,
territorio. Nella tradizione del miglior riformismo
europeo''.
Inoltre, ''l'onda delle primarie si muove verso il cambio
radicale dell'agenda di governo'', dice ancora Vendola che
non teme il rischio di una coalizione fragile come con i
governi Prodi: ''Guardiamo al mio governo pugliese. Sette
provvedimenti su dieci sono approvati dal Consiglio regionale
all'unanimita'. Cerchiamo di far prevalere il merito delle
decisioni sul presupposto ideologico''.
Adesso che ha perso, dice, ''voglio rileggere il discorso
che Renzi ha costruito'' e ''la sua richiesta di ricambio
generazionale era sensata, ha colto nel segno''. Quanto
all'Udc ''mi sembra una preoccupazione piu' che dei mass
media che degli italiani''. Per Luigi Bersani ''rappresenta
una sinistra moderna e ancorata al mondo del lavoro. Una
persona perbene, uno dei rari politici di lungo corso senza
cinismo''. E il governatore della Puglia spiega di non aver
provato fastidio per la storia dei finanziamenti Ilva al
segretario del Pd: ''Se fossero stati finanziamenti illeciti,
o in nero... Ma erano registrati, pubblici. Dovremo pero'
decidere di tagliare le relazioni fra imprese e politica''.
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