(ASCA) - Roma, 29 mar - Il Partito della Liberta', che oggi
ha chiuso il suo primo congresso e che ha visto la scontata
presidenza di Silvio Berlusconi, e' nato con un obiettivo ben
preciso, quello di ''costruire un nuovo miracolo italiano''
contribuendo a quella che sara' ''la terza ricostruzione
dell'Italia'', dopo quelle realizzatasi negli anni
immediatamente successivi alla fine della seconda guerra
mondiale e negli anni '60 con il boom economico. Berlusconi
prende la parola sul palco della nuova Fiera di Roma un
istante dopo essere stato acclamato, all'unanimita',
presidente della nuova formazione politica, che ha le sue
architravi principali nell'ex Forza Italia e nell'ex Alleanza
Nazionale. Un intervento piu' breve di mezz'ora rispetto al
discorso di venerdi', con il quale aveva aperto il congresso.
Un intervento puntato al futuro, alle ''missioni'' - termine
piu' volte ripetuto - che il premier si autoaffida e affida
al Partito della Liberta' per cambiare il Paese, facendolo
uscire ''dall'incertezza politica'' che lo caratterizza ma
anche dalle secche della drammatica crisi finanziaria ed
economica internazionale. Un discorso teso in avanti,
ottimista che evidentemente cerca di evitare - il giorno
della ''partenza' formale del nuovo soggetto politico -
qualsivoglia motivo di polemica sia con gli alleati, la Lega
su tutti, che con i ''fratelli' del Popolo della Liberta', a
partire da Gianfranco Fini. Ecco quindi che sono mancati, sia
pure attesi, riferimenti diretti al referendum elettorale e
alla legge sul testamento biologico.
Berlusconi sostiene che ''fin dall'inizio della nostra
discesa in campo'' con Forza Italia l'obiettivo di ''un
grande movimento come il nostro era quello di cambiare
l'Italia''. Oggi si deve proseguire e ''dobbiamo pensare al
futuro, alle prossime generazioni'', sottolinea il premier
evidenziando come questa missione ''riguardi tutti, Pdl e
suoi alleati''. In teoria, aggiunge, e' un compito questo che
dovrebbe riguardare anche l'opposizione, a patto pero' che
''faccia un passo avanti per il confronto e non due passi
indietro come adesso''. La ''missione per l'ammodernamento
dell'architettura istituzionale'' rappresenta forse la prima
missione da compiere, rileva Berlusconi, e su questo
''lavoriamo. La vogliamo soprattutto per i nostri giovani''.
Certo, dice ancora, bella cosa sarebbe riuscire a fare le
riforme con il contributo dell'opposizione, magari attraverso
un processo costituente, come ieri auspicato da Gianfranco
Fini. Ma, sostiene Berlusconi di fatto mettendo uno stop,
certo non diretto, al presidente della Camera - ''prima
l'opposizione dice si' e poi dice no.
Contraddittoria. Insomma - aggiunge - c'e' molto da dubitare
sulla serieta' della nostra controparte''.
Il Paese, continua il presidente del Pdl, ha pero'
''bisogno di governabilita'' e questa la si raggiunge anche
attraverso un corretto federalismo, cioe' ''una vera riforma
di sistema e di distribuzione di risorse al territorio, con
solidarieta' verso le aree disagiate del Paese''. Ma perche'
funzioni devono esserci i giusti ''contrappesi'', ricorda
Berlusconi che coglie l'occasione per rilanciare la sua idea
di premierato forte, con ''i poteri del governo chiari sulle
sue materie di competenza''. Quindi governabilita' che si
raggiunge anche attraverso un forte ''ruolo del premier, che
deve avere piu' poteri'', a cominciare dalla possibilita' di
nominare e revocare i ministri. Ma la nostra Costituzione,
continua, ''da' poteri quasi inesistenti, finti, al
presidente del Consiglio''.
La Costituzione. Berlusconi ribadisce che, ed e' questa
un'altra missione, ''e' arrivato il tempo di modernizzare la
carta costituzionale, nella sua seconda parte, arricchendola
ma non distruggendola''.
Altra missione riguarda l'ammodernamento del Parlamento.
Berlusconi si guarda bene dal tornare sulle polemiche nate da
sue affermazioni nei giorni scorsi sullo scarso peso dei
parlamentari le sue parole tendono forse a tranquillizzare e
a sopire le polemiche. ''La riforma dei regolamenti
parlamentari - sottolinea - non e' piu' rinviabile, sono
norme immutate sin dalla Prima Repubblica. La riforma -
assicura un conciliante Berlusconi - restituira' al
Parlamento il suo giusto ruolo legislativo, la sua dignita' a
discutere i provvedimenti non nei tempi imposti dal governo
ma dalle circostanze''. Tutto questo, considerando anche la
necessita' di semplificare l'attivita' parlamentare
attraverso la fine del bicameralismo perfetto, creando il
Senato delle regioni e riducendo il numero dei parlamentari,
''e' auspicabile accada con il consenso dell'opposizione. Se
ci sara' - assicura - saro' il primo a rallegrarmene. Ma nel
frattempo - continua Berlusconi, rilanciando una delle
missioni del Pdl - e' evidente che la nostra maggioranza e il
nostro partito non possano sottrarsi dal sciogliere questo
nodo, ovviamente nelle forme previste''. E' infatti in
arrivo, annuncia, una ''iniziativa parlamentare del Pdl'' su
questi temi, per la quale ''chiederemo consenso alla
maggioranza e ci misureremo con l'opposizione''.
Insomma il Pdl ''guidera' la terza ricostruzione'' del
nostro Paese, al termine della quale, non ha dubbi
Berlusconi, l'Italia ''ne uscira' piu' forte di prima
ponendo fine alla fase di incertezza''. Il premier non manca
di citare gli immancabili sondaggi, che oggi ''danno la
nuova formazione politica al 44%'' e tesa ''al
raggiungimento del 51%''. Un partito, quello nato oggi che,
non ha dubbi Berlusconi, ''durera' nel tempo e sopravvivera'
di certo ai suoi fondatori''. Un partito - e qui volendo si
puo' leggere in filigrana un accenno alla legge sul
testamento biologico - che e', fra l'altro, ''per la
sacralita' della vita, per la difesa della famiglia
naturale''. Il Pdl, continua Berlusconi, ''deve essere una
fucina di idee e di programmi. Sono profondamente convinto
che ha assolutamente bisogno di un confronto delle idee, del
dibattito politico, della pluralita' culturale, dell'apporto
delle diverse esperienze e sensibilita''.
Risposta diretta invece, infine, a Dario Franceschini, che
in queste ore ha ribadito l'inopportunita' di Berlusconi di
proporsi come capolista in tutte le circoscrizioni per le
prossime elezioni europee. ''Non ho esitazioni - dice con
forza - ad impegnarmi direttamente, come penso un leader vero
abbia il dovere di fare''. Il presidente del Pdl non ha
dubbi, la candidatura ''e' una bandiera dietro la quale un
vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello -
conclude Berlusconi - che l'opposizione, se avesse un leader,
facesse altrettanto''.
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