
(ASCA) - Firenze, 22 feb - Mentre proseguono le trattative e
le ricerche di nuovi soci ''strategici'' in grado di rilevare
una quota di Mps dalla Fondazione, a Siena si mobilitano i
piccoli azionisti.
Entro il mese l'ente guidato da Gabriello Mancini dovrebbe
ricevere una risposta dalle banche creditrici sul piano
presentato per il rientro dal debito di 1,1 miliardi di
euro.
La Fondazione reperira' le risorse con la cessione fino a
un massimo del 15% delle azioni della banca, valore corrente
di mercato intorno ai 700 milioni di euro considerando anche
le privilegiate che si convertono automaticamente in
ordinarie nel caso divengano di proprieta' di soggetti
diversi dall'ente senese. Nei fatti l'ente senese si
trasformera' da azionista di maggioranza a minoranza di
blocco con una partecipazione nel Monte che puo' scendere
fino al 33,5%.
Altra cassa e' gia' stata fatta vendendo, in perdita, la
quota dell'1,19% di Mediobanca a cui si aggiungono i 90
milioni incassati dalla dismissione della partecipazione
nella Cdp. Restano in predicato di cessione anche altri
asset, quali la quota dell'1% in Sator, quella in
Fontanafredda fino alla societa' immobiliare Sansedoni, la
piu' vintage.
L'accordo con le banche potrebbe pero' prevedere un
dimezzamento del debito, cedendo una quota dell'8% di Mps a
cui aggiungere la cassa di 200 milioni ottenuta dal
disimpegno da Cdp e Piazzetta Cuccia, e un rifinanziamento
della parte residua di debito sostituendo l'attuale pletora
di creditori (13 banche) con una pattuglia piu' ristretta di
istituti di credito. Un percorso dunque piu' graduale e meno
doloroso. Il rientro dal debito non e' infatti senza spine,
la Fondazione ha le azioni Mps in carico a 0,93 euro contro
un prezzo di mercato di 0,41 euro. Per l'ente senese si
annuncia dunque, fatto salvo una impennnata del titolo di
oltre il 100% entro le prossime settimane o la disponibilita'
dei nuovi soci a riconoscere alla Fondazione un sostanzioso
sovraprezzo, una minusvalenza di diverse centinaia di
milioni. A chi vendere le azioni Mps? Palazzo Sansedoni sta
vagliando, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie,
''diverse opzioni''.
Sul tavolo non c'e' solo l'interessamento dei fondi
Equinox e Clessidra, anche perche' la Fondazione vorrebbe
individuare uno o piu' partner ''strategici'' per il futuro
dell'Istituto. Intanto e' atteso il via libera alla cessione
da parte del Ministero dell'Economia.
La domanda e' partita la settimana scorsa e via XX
Settembre ha un mese di tempo per rispondere, con la formula
del silenzio-assenso.
Nel frattempo si muovono anche soggetti del territorio
intenzionati ad aggregare i piccoli azionisti. In campo c'e'
gia' l'associazione Adamp, che raduna i dipendenti. ''E'
stata costituita nel 2001 ma non e' mai stata attivata -
spiega Marco Radi della Fiba Cisl -. Pensiamo che possa
raccogliere almeno il 3%. E' un argomento di discussione sul
tavolo e credo che ci sia la volonta' di rivitalizzarla''.
L'altro fronte sono le associazioni 'civiche' che puntano
a coagulare ex dipendenti, pensionati e altri cittadini per
dar vita a una associazione di piccoli azionisti.
''Secondo alcune stime - spiega Romolo Semplici, uno dei
promotori - si potrebbe raccogliere un 6-8% di possesso di
azioni del Monte dei Paschi. Noi vogliamo radunare questo
pacchetto per fare un controllo sulla banca e anche avere la
possibilita' di nominare un membro del CdA, magari gia' dalla
prossima assemblea, anche se i tempi sono strettissimi''. La
prima uscita pubblica e' in programma per il 29 febbraio.
Intanto proseguono a Siena anche contatti e valutazioni
per la designazione del nuovo presidente della Banca: l'ex
numero uno di Unicredit Alessandro Profumo e' in pole
position, ma la partita non e' chiusa. Anche perche',
spiegano alcune fonti, c'e' chi teme problemi di
''coabitazione'' con il neo-Dg (e futuro Ad), Fabrizio
Viola.
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