(ASCA) - Torino, 10 feb - Alberto Riboni, titolare della
omonima azienda di trasporti novarese guarda il suo
telefonino ormai zeppo di messaggi quasi tutti uguali.
''Guardi qua - dice - 'Siamo bloccati dalla polizia per la
neve da ieri sera'. Dalle 22.24 questo camion e' fermo in una
piazzola di servizio a Tortoreto, vicino Pescara: ha caricato
a Bari e doveva essere stamane a Cesena'''. Su 140 mezzi
della societa', 35, una buona parte di quelli che viaggiano
in Italia con carichi prevalentemente di alimentari e di
farmaci, sono nelle stesse condizioni, fermi da qualche parte
a bordo autostrada. Riboni e' esasperato: ''Prima il blocco
dei tir, poi il maltempo, ora la neve, siamo al collasso''.
Calcola di aver gia' perduto oltre 500mila euro di fatturato
in questo inizio 2012 su circa 16milioni di giro d'affari
annuo. ''Da quando la gestione del traffico e' stata affidata
al ministero degli Interni - dice - non andiamo da nessuna
parte''. ''Siamo un'azienda specializzata che lavora dal
1943, con 120 dipendenti. Abbiamo i mezzi a norma, le catene
a bordo, siamo equipaggiati per condizioni proibitive.
Viaggiamo in tutta Europa, andiamo all'Est, in Turchia, in
Russia in Kazakistan, serviamo le piattaforme petrolifere
nelle aree asiatiche della Russia piu' remota, con
temperature di -30 gradi su strade che non sono neppure
autostrade, spazzate dal vento gelido che alza la neve e dove
la carreggiata in certi momenti si intuisce grazie ai pali a
bordo strada. E qui ci bloccano per pochi centimetri di neve
su autostrade i cui pedaggi tra l'altro sono aumentati del
9,7%''.
Oggi racconta Riboni, i camion sono riusciti a passare da
La Spezia verso la Toscana, mentre quelli in arrivo sull'A1
sono stati fermati a Roncobilaccio. Altri stop nella zona di
Milano per i tir diretti a sud. ''Non si capisce la logica di
certe decisioni lasciate alla discrezionalita' dei prefetti e
gestite con grande superficialita'''. I nuovi stop spiega
colpiscono un settore che e' gia' in ginocchio: ''non abbiamo
liquidita', le banche hanno ridotto il credito, e possiamo
contare soltanto sul nostro fatturato, ma se le aziende non
possono lavorare non fatturano e chiudono. Io sono un
moderato e ritengo giusto che sia il mercato a regolare il
sistema trasporto e non le leggi a tutelare l'impresa, ma nel
rispetto delle regole. Non ho condiviso i toni della protesta
del gennaio scorso che pero' ha posto all'attenzione
dell'opinione pubblica problemi veri, nono solo economici, ma
sociali, perche' molti dei manifestanti hanno voluto
difendere il loro posto di lavoro. Ma non possiamo piu'
tacere''. ''Al governo non chiedo nulla - sottolinea
l'imprenditore - vogliamo lavorare. A dire la verita' - si
corregge - una cosa l'ho chiesta al ministero. Fateci
recuperare il lavoro questa domenica. Ma - conclude amaro -
non ci hanno risposto''.
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