Maltempo: trasportatori esasperati, da prefetti troppa discrezionalita'

10 Febbraio 2012 - 18:34

(ASCA) - Torino, 10 feb - Alberto Riboni, titolare della omonima azienda di trasporti novarese guarda il suo telefonino ormai zeppo di messaggi quasi tutti uguali.

''Guardi qua - dice - 'Siamo bloccati dalla polizia per la neve da ieri sera'. Dalle 22.24 questo camion e' fermo in una piazzola di servizio a Tortoreto, vicino Pescara: ha caricato a Bari e doveva essere stamane a Cesena'''. Su 140 mezzi della societa', 35, una buona parte di quelli che viaggiano in Italia con carichi prevalentemente di alimentari e di farmaci, sono nelle stesse condizioni, fermi da qualche parte a bordo autostrada. Riboni e' esasperato: ''Prima il blocco dei tir, poi il maltempo, ora la neve, siamo al collasso''.

Calcola di aver gia' perduto oltre 500mila euro di fatturato in questo inizio 2012 su circa 16milioni di giro d'affari annuo. ''Da quando la gestione del traffico e' stata affidata al ministero degli Interni - dice - non andiamo da nessuna parte''. ''Siamo un'azienda specializzata che lavora dal 1943, con 120 dipendenti. Abbiamo i mezzi a norma, le catene a bordo, siamo equipaggiati per condizioni proibitive.

Viaggiamo in tutta Europa, andiamo all'Est, in Turchia, in Russia in Kazakistan, serviamo le piattaforme petrolifere nelle aree asiatiche della Russia piu' remota, con temperature di -30 gradi su strade che non sono neppure autostrade, spazzate dal vento gelido che alza la neve e dove la carreggiata in certi momenti si intuisce grazie ai pali a bordo strada. E qui ci bloccano per pochi centimetri di neve su autostrade i cui pedaggi tra l'altro sono aumentati del 9,7%''.

Oggi racconta Riboni, i camion sono riusciti a passare da La Spezia verso la Toscana, mentre quelli in arrivo sull'A1 sono stati fermati a Roncobilaccio. Altri stop nella zona di Milano per i tir diretti a sud. ''Non si capisce la logica di certe decisioni lasciate alla discrezionalita' dei prefetti e gestite con grande superficialita'''. I nuovi stop spiega colpiscono un settore che e' gia' in ginocchio: ''non abbiamo liquidita', le banche hanno ridotto il credito, e possiamo contare soltanto sul nostro fatturato, ma se le aziende non possono lavorare non fatturano e chiudono. Io sono un moderato e ritengo giusto che sia il mercato a regolare il sistema trasporto e non le leggi a tutelare l'impresa, ma nel rispetto delle regole. Non ho condiviso i toni della protesta del gennaio scorso che pero' ha posto all'attenzione dell'opinione pubblica problemi veri, nono solo economici, ma sociali, perche' molti dei manifestanti hanno voluto difendere il loro posto di lavoro. Ma non possiamo piu' tacere''. ''Al governo non chiedo nulla - sottolinea l'imprenditore - vogliamo lavorare. A dire la verita' - si corregge - una cosa l'ho chiesta al ministero. Fateci recuperare il lavoro questa domenica. Ma - conclude amaro - non ci hanno risposto''.

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