
(ASCA) - Roma, 11 feb - Oltre 186 mila lavoratori impiegati
per un fatturato di circa 37 miliardi, pari al 2,3% del Pil
nazionale. Sono questi i numeri che caratterizzano il settore
dei servizi pubblici locali frutto delle oltre 6 mila aziende
sull'intero territorio nazionale, spesso piccole e
piccolissime, controllate per il 90% direttamente dagli enti
locali. Numeri che la Cgil ricorda per lanciare un allarme:
nell'arco di un periodo di 15 anni saranno necessari
investimenti pari a circa 100 miliardi (9,8 annui) che ''il
decreto liberalizzazioni/privatizzazioni cosi' come
congegnato non potra' garantire se non accompagnato da
politiche industriali da avviare attraverso la fiscalita'
generale''.
Il sindacato di corso d'Italia accende cosi' un faro sul
decreto 'cresci Italia' che, dopo la pioggia di emendamenti
registrati ieri, entro poche settimane dovra' essere
convertito in legge ma precisa: ''Non mettiamo in discussione
l'esigenza e la necessita' di dare al settore tranquillita'
normativa e aiutare i processi di maggiore dimensionamento'',
spiega il responsabile Servizi pubblici locali di corso
d'Italia, Antonio Granata, sottolineando pero' come tutto
cio' debba partire da un assunto: ''Il settore va inquadrato
nella logica di politiche industriali e non meramente di
servizio, senza sottrarsi all'idea di rendere piu'
competitivo il Paese anche attraverso i servizi pubblici
locali''.
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