
(ASCA) - Roma, 7 ago - Ultimo giorno di lavoro prima della
pausa estiva per l'Aula del Senato che alle 12 discute alcune
interpellanze che chiedono al governo di attivare le
procedure di revoca dell' onorificenza di ''Cavaliere di gran
croce decorato di gran cordone dell' Ordine al merito della
Repubblica italiana'' che l'11 marzo 2010 e' stata conferita
al presidente siriano Bashar al-Assad.
Oggi alle 15, sempre al Senato, c'e' pure l'ultima riunione
prevista ad agosto del Comitato ristretto della commissione
Affari costituzionali che si occupa della riforma elettorale,
anche se il relatore Enzo Bianco (Pd) non esclude che possa
tornare a riunirsi subito dopo Ferragosto.
La parola d'ordine di Pd e Pdl e' intanto diventata
''compromesso''. Ieri Angelino Alfano, in una intervista al
''Corriere della Sera'', ha ribadito: ''L'accordo si puo'
trovare e vorrei dire che non e' lontano.
Desidero solo sottolineare una cosa: la riforma della legge
elettorale va fatta presto ma bisogna smettere di parlarne
tutti i giorni, come se la politica fosse impegnata solo su
questo''.
Quanto ai contenuti, il compromesso sarebbe a portata di
mano secondo i componenti del Comitato ristretto. Il Pdl
rinuncerebbe al reinserimento delle preferenze accettando i
collegi uninominali, il Pd accetterebbe che il premio di
maggioranza venga assegnato al partito che ottiene piu' voti
purche' questo premio passi dal 10 al 13 o al 15 per cento
(Bianco ha proposto che possa essere assegnato
indifferentemente al partito o alla coalizione vincente,
qualora se ne formino).
Assieme ai collegi, ci sarebbero le liste bloccate di partito
forse per il 15 o 25% degli eletti. La soglia di sbarramento
per accedere in Parlamento resterebbe fissata al 5%, con la
deroga - pensata ai fini della Lega Nord - per le forze
politiche che in almeno cinque regioni ottengono l'8%.
Essendo le posizioni di partenza abbastanza vicine, non si
esclude l' ipotesi che dall'incontro di oggi del Comitato
ristretto possa uscire un'intesa definitiva, se non
addirittura una prima bozza di riforma.
Sarebbe un modo positivo di rispondere alle sollecitazioni
che nei giorni nei giorni scorsi sono arrivate ancora una
volta da Quirinale e Palazzo Chigi.
Contro il compromesso che sta prendendo forma torna a
prendere posizione Antonio Di Pietro che aveva promosso un
referendum, poi bocciato dalla Consulta, favorevole al
ritorno al Mattarellum (per la Camera 75% di collegi
uninominali, 25% di quota, soglia di sbarramento al 4%).
Dichiara il leader dell'Idv: ''Tutti si sono gia' quasi messi
d' accordo sul fatto che la prossima legge dovra' essere
proporzionale e non si dovranno prendere impegni vincolanti
prima del voto, ne' sulle alleanze, ne' sul premier. Perche'?
Per lasciare ai partiti le mani libere e scippare gli
elettori del diritto di scegliere da chi essere governati''.
Nichi Vendola si oppone al premio di maggioranza al partito
vincente, preferirebbe che andasse alla coalizione. Dopo aver
siglato un accordo elettorale di massima nei giorni scorsi
con Pier Luigi Bersani, il leader di Sel e' preoccupato di
salvaguardare l'autonomia politica del suo movimento gia'
messa a rischio dalle candidature nei collegi dove deve
inevitabilmente prevalere la desistenza tra aspiranti
parlamentari che appartengono alla stessa alleanza.
Il compromesso che si sta delineando nel Comitato
ristretto del Senato ottiene il consenso dell'Udc, che pure
avrebbe preferito la semplice copiatura del modello tedesco
(proporzionale, liste nazionali e candidati di collegio,
sbarramento al 5% per accedere in Parlamento).
Su questa stessa posizione si attesta Fli che punta
all'aggregazione di una lista centrista. Pier Ferdinando
Casini, leader dell'Udc, ha ripetuto piu' volte che non ha
intenzione di sottoscrivere un accordo di governo prima del
voto, pur ritenendo possibile un'alleanza successiva con il
Pd e non ponendo pregiudiziali verso Sel.
Piu' complicata la situazione del Pdl, che allo stato attuale
non ha alleanze da proporre. Roberto Maroni, neosegretario
della Lega Nord, ha infatti confermato che il Carroccio non
fara' alleanze ne' prima ne' dopo il voto. Da qui anche le
incertezze di Silvio Berlusconi rispetto a una sua
ricandidatura che rischia solo di ridimensionare una
possibile sconfitta.
Definire al piu' presto le regole del rinnovo del
Parlamento che avverra' in autunno o in primavera e'
interesse di tutti i partiti. Senza conoscerle, il confronto
su possibili alleanze e su possibili scenari di governo resta
del tutto evanescente mentre la scadenza del mandato a Mario
Monti e al suo governo si avvicina.
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