
(ASCA) - Roma, 7 feb - Riflettori puntati sulla riforma della
legge elettorale, matassa che spetta ai partiti e non al
governo sbrogliare come ha chiarito piu' volte il premier
Mario Monti. Da oggi il Pdl prova a sondare gli umori delle
altre forze politiche su come cambiare l'attuale legge
elettorale che piace a pochi per l'assenza di preferenze a
disposizione del singolo elettore.
Si inizia con gli incontri con Lega (ieri sera hanno
cenato insieme Silvio Berlusconi e Umberto Bossi) e Pd. Il
primo si terra' in mattinata, il secondo nel pomeriggio. Il
coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, Donato Bruno
presidente della commissione Affari Costituzionali di
Montecitorio e Gaetano Qualiariello, vice capogruppo del Pdl
al Senato, hanno intenzione piu' di ascoltare che di
proporre.
A guidare la delegazione del Pd sara' Luciano Violante,
responsabile per le riforme istituzionali del suo partito,
che ha voluto subito chiarire come sia necessario allargare
il dialogo con tutti ''perche' le riforme si fanno col
maggior numero di forze politiche possibili''. Con lui ci
saranno i rappresentanti dei gruppi parlamentari del Pd,
probabilmente Gianclaudio Bressa per la Camera e il vice
capogruppo al Senato Luigi Zanda. Violante partecipera'
mercoledi' anche al convegno promosso dalla Fondazione Italia
Protagonista (gli ex An del Pdl) proprio sulla riforma
elettorale.
Domani il Pdl ha in calendario gli incontri con Terzo Polo
e Sel. Giovedi' tocchera' a La Destra, Grande Sud,
Rifondazione comunista e Idv. L'iniziativa del Pdl nasce su
impulso di Silvio Berlusconi che in una intervista al
quotidiano ''Libero'' ha auspicato una legge elettorale che
salvaguardi il bipolarismo ed eviti un eccesso di
frammentazione elevando la percentuale di voti necessari per
entrare alla Camera (attualmente e' il 4%).
Sollecitazioni ripetute a riformare le norme elettorali
vigenti sono venute negli ultimi mesi dal presidente Giorgio
Napolitano che individua in questa necessaria correzione
legislativa un possibile elemento della piu' volte auspicata
riforma della politica. Da qui anche l'auspicio di Renato
Schifani, presidente del Senato, e di Gianfranco Fini,
presidente della Camera, a fare presto e bene. In caso di
accordo tra i partiti, spettera' decidere a loro se l'iter
della riforma dovra' avere una corsia preferenziale a Palazzo
Madama o a Montecitorio.
Il Pdl preferirebbe che alla riforma elettorale fossero
collegate altre riforme istituzionali (riduzione del numero
dei parlamentari, fine del cosiddetto bicameralismo perfetto,
poteri dell'esecutivo). Il Pd parte dalla sua proposta di
riforma elettorale (doppio turno di collegio, 70% di seggi
assegnati con sistema maggioritario e il 30% con il
proporzionale) ma non ha preclusioni su altre ipotesi.
Violante, in una intervista a ''La Stampa'', ha tenuto a
sottolineare che ''il Pdl ha rinunciato al premio di
maggioranza e noi abbiamo rinunciato al doppio turno di
collegio, ci si orienta verso un sistema simile al
tedesco''.
Quest'ultima ipotesi piace molto al Terzo polo che a iniziare
dall'Udc ha sempre caldeggiato il superamento del bipolarismo
e una quota di parlamentari eletti con metodo proporzionale.
Tradizionalmente scettico sul modello tedesco e' il Pdl che
non vorrebbe rinunciare del tutto a un meccanismo elettorale
che favorisca il bipolarismo.
Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, mette
un paletto al confronto: ''Non siamo disposti a escludere il
Terzo polo da un eventuale accordo. Serve una intesa larga.
Alla trattativa devono partecipare tutti, compresi Idv e
Lega''. E' d'accordo Italo Bocchino, vicepresidente di Fli:
''Le fughe in avanti servono solo a inasprire il clima''.
In prospettiva c'e' un altro problema all'orizzonte.
Mentre Pier Luigi Bersani, in una intervista al ''Corriere
della Sera'', fa coincidere la fine del governissimo guidato
da Monti con la scadenza naturale della legislatura, non la
pensa cosi' Pier Ferdinando Casini. Il leader dell' Udc fa
balenare lo scenario di una grande coalizione. Ha spiegato
ieri sera, intervenendo nella trasmissione ''Otto e mezzo''
su La7: ''Chi pensa che Monti possa risolvere i problemi in
un anno e mezzo vive sulla luna. Questa tipologia di governo
di armistizio deve durare 4-5 anni''.
Casini e' ottimista sulla possibilita' di riformare la
legge elettorale: ''Bene Berlusconi, finalmente ha cambiato
giudizio sul Pd. Bisogna collaborare. Finalmente pensa di non
avere a che fare con i comunisti, con il nemico, e che e'
importante lavorare insieme. Io sono d'accordo con
Berlusconi: ci vuole una soglia di sbarramento molto alta. Va
bene anche perche' sono convinto che mi presentero' alle
elezioni con un partito che avra' la maggioranza relativa''.
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