(ASCA) - Roma, 5 feb - I colloqui dottrinali con il Vaticano
''non servono a niente'' e ''umanamente, non arriveremo mai
ad un accordo'': e' quanto ha confessato, nel sermone
pronunciato durante la cerimonia di consegna della tonaca a
13 giovani seminaristi lo scorso 2 febbraio, a Flavigny, in
Francia, il superiore dei lefebvriani, mons. Bernard Fellay.
''Ci facciamo sempre la domanda - ha detto il capo della
Fraternita' Sacerdotale San Pio X -, cosa fare con Roma,
quale sara' il risultato delle discussioni con Roma, si
arrivera' ad un accordo? Sinceramente, parlando umanamente,
non lo vediamo arrivare questo accordo. Cosa vuol dire
accordo? Su cosa siamo d'accordo?''. ''Se discutiamo, e non
negoziamo, discutiamo - ha aggiunto - e' nella speranza che
questa verita', che questa parola che proclamiamo ai massimi
livelli della Chiesa, tocchi i cuori... poiche' abbiamo i
mezzi di aprire la bocca, abbiamo il dovere di aprirla.
Questo non vuol dire che dimezzeremo la verita' per cercare
di trovare un cammino mediano, assolutamente no, anzi''.
''Allora - ha ribadito mons. Fellay -, umanamente, non
arriveremo mai ad un accordo; si', umanamente non arriveremo
ad un accordo, per come vediamo adesso le cose, umanamente
non serve a niente''. Il prelato lefebvriano ha pero' voluto
aggiungere una nota di speranza: ''Quando parliamo della
Chiesa non parliamo di 'umanamente', parliamo di una realta'
soprannaturale. Sappiamo che le cose sono nelle mani di Dio,
che ha i mezzi per rimettere la Chiesa in carreggiata''.
Sulla messa tridentina in rapporto a quella riformata
voluta dal Concilio Vaticano II, mons. Fellay ha anche
osservato: ''Ci si chiede a volte quali sono i punti comuni,
talmente e' differente. Come e' possibile che tutto non sia
cambiato. Quando sentiamo oggi, anche da Roma, che niente e'
cambiato, che e' la stessa cosa, si rimane un po' interdetti.
Quando si dice che non c'e' differenza tra le due messe,
vorrei che aprissero gli occhi, non e' difficile''.
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