(ASCA) - Roma, 26 gen - ''Lo scandalo lo da' piuttosto chi si
intesta decine di utenze coperte dal segreto parlamentare e
le da' agli amici''. Cosi' Gioacchno Genchi, il consulente
informatico nell'inchiesta Why Not condotta dal pm Luigi De
Magistris, replica a chi lo accusa d aver messo sotto
controllo oltre 350 mila utenze telefoniche e al premier
Silvio Berlusconi che definisce la vicenda ''il piu' grande
scandalo della storia della Repubblica''.
''Forse sono altri che danno scandalo - dice in una
intervista al Secolo XIX - ad esempio quel parlamentare che
ha intestato a suo nome decine di schede telefoniche e le ha
distribuite ai suoi conoscenti. Schede che giravano per tutta
la Calabria e che non si potevano controllare, perche' erano
coperte dal segreto parlamentare''. Circa l'identita' di
questo parlamentare Genchi dice di essere pronto a rivelarla
''non appena la Commissione Antimafia mi convochera'''. L'ex
funzionario di polizia sostiene che ''c'e' la prova provata''
che non sia stato il parlamantare ad usare il telefono
perche' ''ha partecipato a una votazione in Parlamento. E non
poteva essere coperto da un ''pianista'', perche' era una
votazione ad appello nominale. Eppure, mentre lui era a Roma
a votare, altre schede telefoniche a suo nome avevano
contatti inquietanti in Calabria. Ma non si sarebbero mai
potute intercettare se non chiedendo l'autorizzazione alla
sua Camera. Come dire? A quel punto non sarebbe servito a
nulla''.
L'hanno accusata di aver intercettato senza autorizzazione
il telefono dell'allora ministro della Giustizia Clemente
Mastella, fa notare il giornale genovese. ''Io non ho mai
fatto intercettazioni in vita mia. Ho solo controllato dei
numeri di telefono e dei tabulati - dice Genchi - e cioe' ho
ricostruito chi parlava con chi. Ma mai ho ascoltato una
telefonata in vita mia''.
Genchi, riguardo l'ampiezza del suo 'archivio segreto',
precisa che ''sul numero delle utenze acquisite, 792, in capo
a diversi soggetti e' stata accertata la disponibilita' di
diverse utenze telefoniche, con le quali sono state nel tempo
utilizzate decine e decine di Imei, con l'ulteriore
utilizzazione di decine e decine di altre sim. Quasi sempre
intestate a soggetti terzi, appartenenti cioe' a reti
straniere, o intestate ad Enti, alla Regione Calabria ed
altri uffici. E' conseguita un'acquisizione di dati di
traffico assolutamente ridotta e selettiva''. Si e' poi
''stati costretti ad ampliarla solo dopo le acquisizioni
della Procura della Repubblica di Reggio Calabria sulle
gravissime fughe di notizie sulle indagini sull'omicidio
Fortugno e sulla strage di Duisburg, la faida di San Luca.
Anche a seguito delle vibrate denunce del Procuratore
Nazionale Antimafia''. Il suo, insomma, e' stato solo estremo
scrupolo professionale...''In un procedimento penale -
sostiene Genchi - non si puo' certo indugiare con dei
pressapochismi nell'attribuzione di una data utenza ad un
dato soggetto, specie quando possono discendere delle
conseguenze''.
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