
(ASCA) - Roma, 10 ago - ''Non siamo disposti a svuotare
l'istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive,
anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a
quello matrimoniale''. E' questo il punto centrale del
documento su unioni civili e matrimoni gay, primi firmatari
Eugenia Roccella, Raffaele Calabro', Alfredo Mantovano,
Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello,
sottoscritto da 173 deputati e senatori del Popolo della
Liberta' e da alcuni parlamentari non iscritti ai gruppi del
PdL (Stefania Craxi, Valerio Carrara, Maria Giuseppa
Castiglione, Roberto Centaro, Mario Ferrara, Alberto Filippi,
Salvo Fleres, Roberto Marmo, Andrea Ronchi, Maurizio Saia,
Giorgio Stracquadanio, Pasquale Viespoli, Riccardo Villari).
Il documento parte dal presupposto che ''neanche i
documenti elaborati in materia dal Pd e dall'Udc, con il
relativo seguito di polemiche, hanno chiarito a sufficienza i
nodi reali della questione'' e ''nonostante la gravita' e
l'impellenza della crisi economica, il tema sembra aver
assunto nuova centralita' nel dibattito pubblico''.
Dunque, il primo concetto messo in chiaro e' che
''l'introduzione del matrimonio omosessuale nel nostro
ordinamento giuridico non e' e non potrebbe essere una
proposta reale e attuale da parte di nessun partito.Tale
obiettivo, infatti, sarebbe impossibile da raggiungere se non
attraverso una modifica della Costituzione: impresa nella
quale nessuna forza politica puo' o vuole al momento
cimentarsi''.
Il vero tema sul quale le forze politiche sono chiamate a
pronunciarsi e' quindi quello del riconoscimento delle
cosiddette 'unioni civili'. Ma, spiegano i parlamentari,
''anche se formalmente sotto questa dicitura vengono
ricomprese tanto le coppie formate da persone dello stesso
sesso quanto le unioni fra persone di sesso diverso, nella
sostanza le proposte sulle unioni civili sono finalizzate a
riconoscere in forma giuridicamente rilevante le coppie
omosessuali''.
Il documento boccia poi i registri anagrafici per i
conviventi istituiti in alcuni Comuni, tra cui Milano: ''Si
tratta di iniziative di natura prettamente ideologica, di
atti simbolici compiuti per creare consenso ma privi di
valore giuridico e non rispondenti ad alcuna esigenza
popolare''. Per altro ''la loro inutilita' e' attestata dal
fatto che in qualsiasi comune siano stati istituiti, i
registri, anche quelli delle unioni civili, sono rimasti
pressoche' vuoti''.
Differente, si evidenzia infine, ''e' il discorso dei
diritti che il nostro ordinamento riconosce ai componenti di
una coppia di fatto. L'elenco delle previsioni normative gia'
attualmente vigenti e' lungo, articolato, e copre quelle voci
che spesso sono evocate a fondamento della richiesta di
riconoscimento. Per esempio, non vi e' nessun ostacolo
all'assistenza del convivente nei confronti del proprio
partner (in base alla legge 1* aprile 1999 n. 91, il
convivente viene informato e puo' decidere addirittura
un'operazione di trapianto di organo). L'estensione al
convivente di diritti riconosciuti al coniuge, derivante
dalla legge ordinaria o dalla giurisprudenza, esiste gia' in
tema di assistenza da parte dei consultori, di interdizione e
inabilitazione, di figli, di successione nella locazione, di
successione nell'abitazione di proprieta' e nell'assegnazione
di un alloggio popolare. Il partner di fatto ha titolo, a
determinate condizioni, al risarcimento del danno subito
dall'altro partner; perfino la legislazione sulle vittime di
mafia o terrorismo non conosce trattamenti diversificati fra
convivente e coniuge''. Alla luce di tutto questo, conclude
il documento, ''ci opponiamo a qualsiasi tentativo di
decostruzione della famiglia basata sul matrimonio, che resta
il cuore della 'eccezione italiana'''.
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