(ASCA) - Bologna, 14 nov - Contro la norma sul cosiddetto
processo breve scende in campo anche Giuseppe Gazzoni
Frascara, ex patron del Bologna calcio, ''grande accusatore e
prima vittima'' di Calciopoli.
''I media - sottolinea Gazzoni Frascara in un comunicato -
hanno giustamente rilevato come la nuova norma, se dovesse
trovare applicazione, cancellerebbe in un solo colpo processi
di grande rilevanza per il cosiddetto popolo dei
risparmiatori, come il processo Cirio, Parmalat, Giacomelli.
E ancora piu' odioso sarebbe privare del processo le vittime
delle tragedie Thyssen e Casale. Ma c'e' un altro processo
che verrebbe insabbiato, ed e' quello che riguarda i fatti di
Calciopoli''.
''Non mi permetto - aggiunge - di paragonare la
drammaticita' della vicenda Thyssen con quella vissuta dal
mio Bologna, ma resta il fatto che Calciopoli ha causato
gravissimi danni economici a me e molte altre persone che,
con grande generosita' e passione, avevano investito ingenti
risorse economiche e, mi permetto di dire, sentimentali, a
sostegno dello sport piu' bello del mondo''.
Quindi, per Gazzoni Frascara ''bisogna bloccare sul
nascere questa pseudo-riforma della giustizia, anche perche',
cosa che in pochi hanno sottolineato, se anche dovesse subire
la bocciatura della Corte Costituzionale, cio' avverrebbe
naturalmente dopo un lasso di tempo tecnico necessario alla
Corte per la valutazione, mentre i processi sarebbero
cancellati subito dopo l'entrata in vigore del DDL e nemmeno
l'incostituzionalita' della norma potrebbe riaprirli''.
''Tra l'altro, non si capisce perche' la norma debba
essere retroattiva, comportando cosi' anche lo sperpero di
milioni di euro gia' spesi. Se si mira a un efficientamento
della giustizia, non e' il modo migliore per partire...''.
''Insomma - conclude l'ex patron del Bologna - non saprei
come definire questa mossa politica se non prendendo a
prestito l'espressione gia' utilizzata dal mio illustre
concittadino Pierferdinando Casini: una porcheria. Se i
politici vogliono ripristinare la norma dell'immunita'
parlamentare, cosi' come legittimamente accade in tutti i
Paesi democratici, possono benissimo mettere mano a un testo
specifico, o forse anche rispolverare un lodo Alfano emendato
secondo le richieste della Corte Costituzionale. Ma non c'e'
bisogno di farlo danneggiando ulteriormente e offendendo
milioni di italiani gia' vittime conclamate di odiosi reati
consumati ai loro danni''.
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