
(ASCA) - Roma, 10 feb - ''Nel celebrare il Giorno del Ricordo
non posso fare a meno di rammentare che la memoria delle
foibe e dell'esodo non e' stata per lungo tempo considerata,
in sede ufficiale, una memoria condivisa. Per troppi anni,
come ben sappiamo, la tragedia vissuta dagli italiani delle
terre adriatiche e' stata oggetto di una voluta rimozione''.
Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini,
inaugurando a Montecitorio nella Sala della Lupa
l'esposizione 'Esodo e Foibe: i nomi e i volti' in occasione
del Giorno del Ricordo della tragedia delle genti Giuliane,
Istriane, Fiumane e Dalmate.
''Quell'ingiusto vuoto nella memoria storica condivisa ha
costituito a lungo un fattore di ostacolo al processo di
pacificazione nazionale e di ricomposizione del tessuto
etico-culturale del Paese, contribuendo ad approfondire il
senso della divisione ideale e politica avvertito dagli
italiani nei decenni dell'ideologismo e della guerra fredda.
A farne direttamente le spese - continua Fini - sono stati
innanzi tutto gli esuli, che spesso non ricevettero, da parte
dell'Italia ufficiale, quell'abbraccio fraterno e solidale in
cui avevano sperato e cui avevano diritto. Furono spesso
accolti con indifferenza e, in numerosi casi, con ostilita'.
Molte famiglie vissero per lungo tempo - anche fino a dieci
anni- negli oltre cento campi di raccolta disseminati nella
Penisola. E vissero in condizioni difficilissime, in totale
emergenza e assoluta provvisorieta'''.
''Quella pagina di storia strappata e' stata ricucita
nella memoria nazionale dalla legge istitutiva della
ricorrenza che oggi onoriamo. L'istituzione del Giorno del
Ricordo e' stata decisa con un voto a larghissima maggioranza
del nostro Parlamento. E' una circostanza che dimostra la
significativa maturazione avvenuta nella coscienza politica e
civile dell'Italia sul grande tema della storia condivisa.
Occorre pero' continuare ad approfondire questo spirito di
ritrovata coesione e sereno riconoscimento del passato;
occorre farlo per rafforzare il sentimento dell'identita'
nazionale e per affermare in modo sempre piu' compiuto i
valori della pace e della dignita' umana sanciti dalla
Costituzione e dai trattati europei'', aggiunge Fini.
''E' mia convinzione che la capacita' del nostro popolo di
conservare la propria identita' storica la si riconosca anche
e soprattutto dal suo senso di unita', di fratellanza e di
condivisione nella rievocazione delle pagine storiche piu'
tristi e dolorose. Dall'esperienza del dolore occorre saper
trarre quella coesione dei cuori e quella comunita' dei
sentimenti che rafforza la coscienza di Patria, nel senso
letterale del termine intesa come 'terra dei padri', e
rappresenta un fattore di educazione permanente ai valori
civili della Nazione, alla cui quotidiana affermazione devono
concorrere, con impegno e convinzione, tutti gli italiani.
Senza alcuna distinzione geografica, culturale e politica'',
conclude Fini.
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