(ASCA) - Roma, 1 lug - L'ordinanza del Tribunale di Bologna
''introduce per la prima volta nel nostro paese, senza
neppure un dibattito pubblico, e contro la volonta' espressa
del parlamento e dagli elettori, il 'diritto' dei genitori di
selezionare geneticamente il figlio, e di 'abbandonare'
quello malato''. Cosi' il sottosegretario alla Salute,
Eugenia Roccella, ha commentato l'ordinanza del Tribunale di
Bologna secondo cui la diagnosi genetica di preimpianto su
un embrione, che rischia di ereditare una grave malattia
genetica, e' legittima ed e' legittimo anche accedere alla
fecondazione assistita per le coppie non sterili.
''Un essere umano - spiega Roccella - avrebbe diritto a
nascere solo se sano, e se corrispondente ai desideri della
madre e del padre; un'ipotesi del genere e' una ferita
profonda al concetto di eguaglianza tra gli uomini e alla
solidarieta', ma soprattutto stravolge il senso delle
relazioni tra genitori e figli, sottoponendo l'amore materno
e paterno, per sua natura gratuito e incondizionato, a
valutazioni discriminatorie. 'Tu si', tu no', tu puoi venire
al mondo, tu no, perche' sei imperfetto e inadeguato: e' la
vecchia eugenetica che riaffiora in forme aggiornate dalle
opzioni tecnologiche''.
Insomma, secondo il sottosegretario, ''l'ordinanza del
tribunale di Bologna con cui si consente a una coppia
portatrice di una malattia genetica di usufruire della
diagnosi preimpianto, e' l'ennesimo tentativo, operato da
alcuni magistrati, di forzare l'interpretazione di una legge
votata dal parlamento e confermata da un referendum popolare,
fino a riscriverla completamente. Contrariamente a quanto
appariva dai primi commenti dell'avvocato e della stampa, la
sterilita' della coppia pare accertata secondo i criteri
della legge; il tribunale di Bologna ha invece cercato di
espandere la sentenza della Corte Costituzionale fino a
utilizzarla come copertura per ammettere 'il diritto di
abbandonare l'embrione risultato malato', selezionando e
impiantando solo quello sano. L'operazione appare complicata,
perche' la sentenza della Corte si limitava a lasciare la
responsabilita' di decidere il numero degli embrioni da
produrre e impiantare al medico, rispettando naturalmente i
criteri stabiliti dalla legge, tra cui il divieto di 'creare
un numero di embrioni superiore a quello strettamente
necessario' e il divieto di 'ogni forma di selezione a scopo
eugenetico degli embrioni'. Ma il tribunale di Bologna -
conclude - ignora la questione, giudicando il divieto di
diagnosi preimpianto a scopo eugenetico 'irragionevole'''.
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