(ASCA) - Roma, 9 gen - Sono direttamente Elio Vito, ministro
per i Rapporti con il Parlamento, e Dario Franceschini,
vicesegretario del Pd, a occuparsi della possibilita' di
riformare la legge per le elezioni europee fissate per il 6 e
7 giugno, data dell'election day che riguardera' anche la
tornata amministrativa.
Nonostante sia stato proprio Silvio Berlusconi lo scorso
novembre a segnalare che in mancanza di un accordo bipartisan
era meglio andare al voto con la legge attualmente in vigore
(proporzionale pura con voto di preferenza), i contatti sono
ripresi soprattutto su iniziativa del Pd.
Il partito di Walter Veltroni ci tiene al fatto che anche
le regole per le elezioni europee si ispirino a una logica
bipartitica. Da qui l'idea di una soglia di sbarramento da
fissare al 3 o al 4% per evitare la frammentazione della
rappresentanza al Parlamento di Bruxelles e il mantenimento
invece del voto di preferenza, a differenza di quanto prevede
la legge elettorale per l'elezione di Camera e Senato.
Nella ripresa di contatti tra Vito e Franceschini, il
ministro per i Rapporti con il Parlamento ha posto pero' una
condizione: la ripresa del confronto deve avere un punto
fermo nel fissare il quorum al 4% e non al 3% come indicato
in precedenza dal Pd. La pregiudiziale posta da Vito sarebbe
stata accettata da Franceschini, anche perche' c'e' poco
tempo per riformare la legge elettorale per le europee: o
l'accordo si trova entro gennaio o non ci sono piu' margini
tecnici per attuare la riforma.
Il ritorno di interesse del Pd per la riforma delle norme
elettorali per le europee si motiva anche con l'esigenza di
non disperdere i voti del centrosinistra e della sinistra. La
legge proporzionale favorirebbe infatti la presentazione
autonoma di Prc, Pdci, Verdi, Sinistra democratica e
Socialisti italiani che si giocherebbero il tutto per tutto
nel tentativo di guadagnarsi una rappresentanza nel
Parlamento europeo avendo perso quella nel Parlamento
italiano (un accordo con Verdi e Socialisti era gia' stato
raggiunto quando si dava per certa l'abolizione della
proporzionale pura).
Per il Pdl, la nuova attenzione a una possibile riforma
e' spiegabile con il tentativo di mettere in difficolta' gli
ex alleati dell'Udc (il 4% non e' una soglia ritenuta sicura
per il partito di Pier Ferdinando Casini) e di evitare - se
fossero cancellate le preferenze - una lotta fratricida tra
candidati di Forza Italia e candidati di An a poche settimane
di distanza dal congresso fondativo del nuovo partito guidato
da Silvio Berlusconi che e' stato fissato a marzo.
Ci sono quindi esigenze convergenti che spingono verso un
accordo in extremis tra Pd e Pdl, anche se il tema delle
preferenze continua a dividere i due partiti. Il partito di
Veltroni e' pero' meno rigido di qualche tempo fa su questo
punto: anche nel Pd si vorrebbe evitare lo scontro fratricida
sulle preferenze tra ex Margherita ed ex Ds, o tra dalemiani,
veltroniani e rutelliani.
Il problema per il Pd resta quello di fare i conti con
l'Udc, il partito che si corteggia in vista di possibili
alleanze di nuovo conio, che resta contrario all'abolizione
delle preferenze. Per Forza Italia, invece, si tratta di
convincere la componente di An del futuro Pdl che e' meglio
procedere verso l'abolizione delle preferenze.
I tecnici dei due schieramenti, con la tipica inventiva
della politica italiana dei momenti di difficolta', stanno
lavorando a trovare una soluzione che accontenterebbe tutto
il Pd e tutto il Pdl. Si sta studiando in particolare la
legge elettorale in vigore in Svezia che mette si' a
disposizione dell'elettore la preferenza ma prevede che
quest'ultima sovverta l'ordine di elezione dei candidati
presenti nella lista decisa dal singolo partito solo se la
somma delle preferenze raggiunge una certa quota
percentuale.
Allo studio e' anche il modello elettorale del Belgio, che
prevede un calcolo tra voti espressi solo sul simbolo del
partito e quelli espressi con l'uso della preferenza. Se i
primi sono maggiori dei secondi, gli eletti sono stabiliti
nell'ordine con cui compaiono nella lista del loro partito.
Tecnicamente la soluzione svedese e quella belga (o un mix
italiano tra l'una e l'altra) assomigliano a un cruciverba,
ma politicamente potrebbero aiutare Pd e Pdl a superare
l'impasse. Restano due settimane per presentare un progetto
di riforma in Parlamento che abbia chance di essere
approvato.
gar/Gas/rob
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