(ASCA) - Roma, 9 feb - ''Gentile Beppino Englaro, mi scusi,
ma non capisco piu' la sua battaglia'': lo scrive in una
lettera aperta al papa' di Eluana, Fulvio De Nigris Direttore
del Centro Studi per la Ricerca sul Coma 'Gli amici di
Luca'.
''Se e' vero che la vicenda di sua figlia Eluana e' una
fatto che riguarda la sua famiglia - scrive De Nigris,
anch'egli reduce da un'esperienza simile a quella di Englaro
- e' anche vero che la sua battaglia per il riconoscimento di
un diritto privato e' diventato un fatto pubblico. E
sicuramente non indolore. Sul suo cammino, per vedere
riconosciuto un diritto, per lei giusto ed invalicabile, lei
ha contribuito a far passare un messaggio stravolto:
contrapponendo il diritto di liberta' al diritto di cura,
offendendo e negando, forse senza rendersene conto, lo stile
di vita di famiglie che vivono e convivono, si battono per i
propri cari in stato vegetativo''.
''Molte, troppe famiglie - prosegue De Nigris - vivono con
tante Eluane e quotidianamente combattono per veder
riaffermati i loro diritti di persone, anche se gravemente
cerebrolese, per dare un senso alla propria vita e
rivendicare la loro normalita'''. Ma, chiede, ''se la sua
battaglia era vedere riconosciute le convinzioni sue e di sua
figlia (obiettivo raggiunto), ora quale e' il senso del suo
operare? Le sue dichiarazioni di silenzio contrapposte ai
suoi libri, ai suoi dettami sui media a cosa mirano?. Lei
parla di non accettare ''una vita senza limiti''.
Ma qual e' il limite? Il limite e' un handicap lieve che non
ti permette piu' una vita perfetta? Un handicap grave che ti
fa diventare un peso per la societa'? Qual e' il limite e chi
lo definisce?''.
Le famiglie che quotidianamento vivono questa situazione,
conclude De Nigris, sono fatte da ''persone segnate ma
orgogliose, impaurite ma coraggiose, che vanno accompagnate
ed il cui percorso va condiviso. Sono famiglie che in qualche
modo si ristrutturano attorno al proprio caro e che tutte
insieme, con difficolta', con gioia mista a disperazione
vogliono riaffacciarsi alla societa'.
Questi cittadini, consapevoli della loro vita, anche in
silenzio, anche quando il loro richiamo di aiuto non viene
raccolto, chiedono ad altri cittadini come loro, ai politici
ed alla societa' civile di sentirsi responsabili. Anche per
loro. Noi, ed anche lei, ne dobbiamo essere capaci.
Soprattutto dopo Eluana''.
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