(ASCA) - Roma, 10 feb - ''Non morta, ma uccisa'': questo il
titolo dell'editoriale, firmato da Marco Tarquinio, che
Avvenire, il quotidiano della Cei, dedica alla morte ieri
sera di Eluana Englaro. Nell'articolo, Tarquinio chiede
perdono ''per ogni singola persona che ha contribuito a
fermare il respiro e il cuore di una giovane donna che per
mesi era stata ostinatamente raccontata, anzi sentenziata,
come 'gia' morta' e che morta non era''.
Ma, prosegue, chiede perdono ''ai nostri figli e alle
nostre figlie'', che da oggi ''rinunceranno, forse per paura
e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi
gli e' padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe
diventare testimone d'accusa e pubblico ministero e giudice e
boia'': un'allusione chiara al ruolo di tutore e interprete
delle volonta' della figlia svolto dal padre Beppino Englaro.
Per Avvenire, la ragazza tenuta in vita artificialmente per
17 anni da un sondino e' stata sottratta alla ''competenza di
vita'' delle suore di Lecco e affidata alla ''competenza di
morte'' del protocollo ''messo in campo, a Udine, per porre
fine artificialmente ai suoi giorni''.
L'auspicio del quotidiano dei vescovi e' che ''Eluana non
sia morta invano'' e che ''la politica ci dia subito una
legge'', perche' ''nessuno, almeno nel nostro Paese, sia piu'
ucciso cosi': di fame e di sete''. Ma Avvenire chiede anche
che ''s'indaghi fino in fondo'' e non venga ''risparmiata
nessuna domanda'' da parte dei giudici. ''Ci sia trasparenza
finalmente - conclude Avvenire -, dopo l'opacita' che ci e'
stata imposta fino a colmare la misura della sopportazione. E
si risponda presto, si risponda subito, si risponda
totalmente. Come e' stata uccisa Eluana?''.
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