(ASCA) - Roma, 22 feb - Un peso di 3.002 euro all'anno a
famiglia. Sono gli effetti delle manovre correttive secondo
la II Indagine nazionale sulla condizione sociale degli
anziani, presentata oggi dall'Auser.
Gli anziani, si legge nella ricerca, sarebbero doppiamente
colpiti dalle manovre correttive. Da un lato, infatti, stanno
contribuendo quali ammortizzatori sociali d'emergenza al
reddito delle generazioni piu' giovani grazie alla
sostanziale stabilita' degli introiti che percepiscono.
Dall'altro, tuttavia, sono visti dalle recenti manovre
governative messe in atto per far fronte alla crisi
strutturale del Paese come ''soggetti privilegiati'' sui
quali poter applicare riduzioni della spesa pubblica.
Prendendo come unita' di misura la famiglia e come limite
temporale il presente - e quindi la manovra del Governo Monti
cosiddetta Salva Italia -una volta che la manovra sara' a
regime, le ricadute saranno pari a 887 euro annui a famiglia,
ai quali bisogna aggiungere la cifra gia' prodotta dalle
precedenti manovre, che porterebbe il totale a 3.002 euro
annui a famiglia.
A tutto cio' occorre aggiungere la nuova stangata che pesa
sulle famiglie italiane: da gennaio le tariffe di luce e gas
sono aumentate rispettivamente del 4,8% e del 2,7% con una
maggiore spesa annua di oltre 53 euro. Per quanto riguarda la
rivalutazione delle pensioni, ci sara' il mancato adeguamento
di indicizzazione delle pensioni superiori a 1402 euro, che
rappresentano il 22% delle prestazioni previdenziali
erogate.
Un secondo fattore impattante il mondo delle pensioni di
vecchiaia e' l'accelerazione data all'aumento dell'eta'
pensionabile, e soprattutto dell'agganciamento di quella
femminile con quella maschile. Si tratta di un fenomeno in
atto da molto tempo, che tuttavia con le ultime manovre ha
ripreso slancio.
Questa tendenza, messa in atto, oltre che per diminuire la
spesa, anche per rispondere alla istanze europee che da anni
chiedono al nostro paese un adeguamento tra i sessi in
materia di eta' pensionabile, rischia di portare con se' un
aumento delle diseguaglianze tra i due sessi. Le donne
infatti, sono gia' enormemente penalizzate all'interno del
mercato del lavoro, con salari mediamente inferiori, con un
tasso di occupazione inferiore e con prospettive di carriera
inferiori. Agganciare la loro eta' pensionabile a quella
degli uomini, quindi, anziche' un atto di uguaglianza tra i
generi, rischia di divenire un ulteriore fattore
discriminante.
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