
(ASCA) - Roma, 12 lug - ''E' sbagliato sostenere che gli
'esercizi profondi di concertazione' del passato 'hanno
generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei
quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro'. Perche'
se e' vero che alcuni veti sindacali e certi forti interessi
imprenditoriali negli ultimi decenni hanno frenato alcune
modernizzazioni, e' ancora piu' vero che l'uso (tutt'altro
che responsabile) del potere politico e' stato in grado,
nella storia del Paese, di produrre non pochi guasti
economici e sociali anche in splendida autonomia''. Lo scrive
in un editoriale il quotidiano dei vescovi italiani,
'Avvenire'.
Le dichiarazioni del premier Mario Monti sul giusto
rapporto tra concertazione e responsabilita' politica,
aggiunge Avvenire, ''sono difficilmente equivocabili. Eppure
rischiano ugualmente di innescare una sorta di
cortocircuito.
E' certamente vero, infatti, che 'il potere pubblico non puo'
dare in outsourcing alle parti sociali', cioe' appaltare
all'esterno, 'la responsabilita' politica di decidere' in
nome dell'interesse generale. Ma e' altrettanto vero che
l'interesse generale, per essere servito in maniera legittima
ed efficace, ha bisogno anzitutto di poteri politici che si
siano formati grazie a un processo democratico sostanziale.
Che si invera ovviamente nel momento del voto popolare, ma
almeno altrettanto in quel costante rapporto dei
rappresentanti con la realta' dei rappresentati, cioe' dei
cittadini nei loro diversi ruoli e della societa' nelle sue
diverse formazioni, che tanto e' mancato in questi anni
all'Italia e agli italiani''.
''E' stata la stagione politica - conclude Avvenire - che
viene chiamata Seconda Repubblica, e che ha portato al
governo dei tecnici, a regalarci gli esempi piu' clamorosi e
persino drammatici di scollamento tra Palazzo e Paese reale.
Per questo va recuperato e mantenuto un sano equilibrio. Se
e' vero, come ha sottolineato lo stesso premier, che dobbiamo
ancora affrontare un 'percorso di guerra' non abbiamo bisogno
solo di decisioni forti e di cambiamenti veloci e profondi.
Ma anche e soprattutto abbiamo necessita' di unita', di
adesione e di partecipazione allo sforzo comune''.
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