(ASCA) - Roma, 5 mar - Il 2009 sara' orribile, ''un anno
ancora piu' difficile del 2008, il che e' tutto dire'' e per
questo occorrono ''uno sforzo collettivo'' e il potenziamento
degli ''strumenti per sostenere famiglie e imprese''. Il
ministro dell'economia, Giulio Tremonti, apre con queste
parole il liquidity day, una sorta di tavolo della crisi al
quale il ministero ha invitato imprese, banche, sindacati,
tutti i soggetti coinvolti per individuare le soluzioni piu'
efficaci per superare la crisi. Tra 15 giorni nuovo
appuntamento per fare il punto sui tavoli tecnici attivati.
La crisi morde e richiede uno sforzo straordinario.
Principale argomento del tavolo il tema della liquidita'.
Lo stesso Tremonti sottolinea che ''la stretta creditizia e'
il rischio dei rischi. Il credito per l'economia e' come
l'aria per le persone. Ti accorgi quanto e' importante quando
viene a mancare''. In quest'ottica vanno visti i cosiddetti
Tremonti bond, ''strumenti che rafforzano il patrimonio delle
banche, come un aumento di capitale''. La bozza di protocollo
e' pronta, a giorni la firma dell'architettura normativa
concordata tra ministero e sistema bancario, garanzia di una
sostanziale efficacia dell'intervento. ''Abbiamo ricevuto
numerose manifestazioni di interesse'' ha detto Tremonti
ripetendo che ''immaginiamo una richiesta di 10-12 miliardi
di euro''. Grazie all'effetto leva fino a 15 volte, 10
miliardi di Tremonti bond, o meglio di ''strumenti ibridi per
la patrimonializzazione'' consentono di muovere finanziamenti
per 150 miliardi. Sommando a questi le disponibilita' della
Bei e altri fondi piu' strumenti di vario tipo come le
garanzie ''ci sono piu' o meno 170 miliardi di euro
disponibili per l'erogazione del credito alle imprese''.
Tutti i partecipanti al tavolo, dallo stesso Tremonti alla
Confindustria, dall'Abi alla Confcommercio, hanno espresso un
giudizio positivo sul merito del confronto e sul metodo.
Tuttavia rimangono anche alcune profonde differenze tra
sistema bancario e mondo delle imprese. Il presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, ha ribadito l'allarme che
''la restrizione del credito sta peggiorando''. Anche il
presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, avverte sui
rischi di stretta al credito.
Istituti di credito di nuovo sul banco degli imputati e il
presidente Abi, Corrado Faissola, non si sottrae all'arringa
difensiva. Snocciola numeri e offre analisi sull'andamento
del credito precisando che ''concedere credito e' la
finalita' di una banca, che e' un'impresa a tutti gli
effetti''.
Al tavolo Faissola sottolinea che a gennaio gli impieghi
bancari sono aumentati del 4% e del 6% quelli dirette alle
imprese non finanziarie. Un trend di crescita che continua
anche se in rallentamemento, ma fisiologico alla luce della
caduta verticale di fatturato e investimenti in alcuni
settori. Faissola poi indica che nell'ambito degli impieghi
''c'e' stata una crescita significativa solo di quelli
destinati alla ristrutturazione del debito delle imprese''.
Faissola non risparmia una frecciata a Confindustria anche
sul tema dei ritardi nei pagamenti. La Marcegaglia aveva
evidenziato le decine di miliardi di pagamenti arretrati
della pubblica amministrazione alle imprese, proponendo che
Cdp e anche la Sace potrebbero svolgere un ruolo per
alleviare il problema. Il numero uno dell'Abi ha replicato
che il ritardo dei pagamenti e' una prerogativa non solo
della PA ma anche di ''molte imprese, in particolare quelle
grandi''.
Le banche italiane vogliono contribuire attivamente a
superare la crisi. ''Intendiamo svolgere un ruolo proattivo -
ha detto Faissola - e dobbiamo passare da una fase di
progettazione e analisi a una operativa''. Il presidente Abi
indica dunque la possibilita' di campi di collaborazione con
la Cdp e soprattutto propone che ''in una fase come questa si
devono individuare per stimolare l'offerta di credito
finalizzata agli investimenti, sull'esempio positivo degli
incentivi per l'auto''.
Al tavolo di crisi era presente anche il ministro
dell'interno Roberto Maroni che ha annunciato per la prossima
settimana la convocazione dei prefetti per far partire gli
osservatori provinciali sul credito. Ed e' questo il punto
sul quale le banche mantengono piu' di una riserva. ''Non
siamo ostili ad una verifica sul territorio della dinamica
del credito'' ha detto Faissola, ma ''siamo preoccupati dal
fatto che possono crearsi meccanismi per cui si immagini di
avere un diritto soggettivo al credito. Chiedo una
riflessione, anche per non creare nelle imprese bancarie
l'idea di essere dei supervigilati, oltre che da parte di
Bankitalia, anche da parte dei prefetti''.
Tremonti pero' rassicura. ''Noi pensiamo che la legge sia
scritta bene. Se volete la riscriviamo, ma qui non parliamo
solo di statistiche''.
Il credito bancario e' senza dubbio il principale
strumento per superare la crisi ma non puo' essere il solo. E
al tavolo odierno Tremonti e il ministro per lo sviluppo
economico Claudio Scajola hanno annunciato il potenziamento
del fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese
aumentando il tetto per il credito ed estendendolo
all'artigianato. ''Stiamo cercando di alzare il tetto per
ciascun credito da 500.000 euro a 1,5 milioni e di applicare
la garanzia dello Stato per giungere al rischio zero.
Inoltre, vogliamo estendere l'accesso al fondo al settore
dell'artigianato''.
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