(ASCA) - Roma, 24 gen - ''Mi chiede con quali regole si
rinnoveranno i prossimi contratti? Con quelle della giungla,
con la legge del piu' forte''. Il giorno dopo la rottura sul
sistema contrattuale, Guglielmo Epifani, leader della Cgil,
in un'intervista a ''La Repubblica'', non nasconde l'amarezza
per un epilogo che - dice - ha cercato di evitare fino
all'ultimo minuto. A suo giudizio, questa ''e' molto piu'
grave delle rotture dell''84 sulla scala mobile e del 2001
sul patto per l'Italia''.
Ma allora perche' non ha firmato? Meglio la giungla?
''Perche' il testo che ci e' stato presentato a Palazzo Chigi
- osserva - non era modificabile e non rispondeva in alcun
modo alla posizione unitaria di Cgil, Cisl e Uil e approvata
dai lavoratori. Quel testo e' figlio della paura di fronte
alla crisi. Anziche' scommettere sulla funzione positiva che
puo' avere la contrattazione per rendere piu' unito il Paese,
la si limita a livello nazionale e la si comprime nelle
aziende''. Per Epifani ''il contratto nazionale finira' per
ridurre strutturalmente il potere d'acquisto e la
contrattazione di secondo livello non sara' affatto
estesa''.
Quest'accordo risponde a un obiettivo di divisione la cui
responsabilita' ricade sul governo ma anche sulla
Confindustria che, anziche' ricercare, come sta accadendo in
tutto il mondo, di affrontare la crisi con coesione hanno
esplicitamente scelto di dividere. Questa intesa destabilizza
le relazioni sindacali''. Un accordo, ribadisce, che dovra'
essere sottoposto al voto dei lavoratori.
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