(ASCA) - Roma, 29 giu - Greenpeace lancia oggi il rapporto
''Un Mare d'Inferno - il Mediterraneo e il cambiamento
climatico'', che conferma quello che anni di ricerche
scientifiche ormai dimostrano in modo inequivocabile: anche
il Mediterraneo sta cambiando, Alto Adriatico, mari del sud
Italia (Sicilia, Puglia e Calabria), e Alto Tirreno
(soprattutto Arcipelago Toscano e mar Ligure) registrano gia'
gravi danni a causa del cambiamento climatico.
L'alterazione della concentrazione atmosferica della CO2
ha infatti effetti pericolosi anche sulla chimica degli
oceani. Le acque del mare assorbono un quarto della CO2 che
immettiamo nell'atmosfera - circa 20 milioni di tonnellate al
giorno - e cio' provoca un aumento dell'acidita' degli
oceani. L'effetto sui numerosi organismi marini dotati di uno
scheletro o un guscio calcareo e' lo stesso di una goccia di
succo di limone su un guscio d'uovo. La CO2 in acqua diventa
acido carbonico e abbassa sia il pH (l'acqua diventa piu'
acida) che la concentrazione dello ione carbonato, il
''mattone'' fondamentale per costruire lo scheletro e le
conchiglie di numerosi organismi marini come coralli e
conchiglie: tutte queste strutture diventano quindi piu'
fragili e sensibili ad altri fattori d'impatto come
l'innalzamento delle temperature e l'inquinamento.
Dall'inizio della Rivoluzione Industriale, l'acidita'
degli oceani, intesa come concentrazione dello ione idrogeno
(H+), e' aumentata del 30%, un cambiamento 100 volte piu'
rapido di quello riscontrato negli ultimi milioni di anni.
E ancora, avverte il Rapporto: le temperature elevate
''aumentano in modo significativo'' l'infettivita' del
batterio Vibrio shiloi, che risiede nel vermocane . Il
batterio ''attivato'' causa danni notevoli non al vermocane
ma al corallo Oculina patagonica, favorendone lo
sbiancamento.
Un altro fenomeno sempre piu' frequente nel Mediterraneo
e' quello delle mucillagini, sia nel Tirreno che in Adriatico
che provocano un vero e proprio 'effetto soffocamento ' nei
fondali.
Mentre in Adriatico si ritiene che la causa di questi
aggregati sia la crescita esplosiva di alghe (diatomee e
dinoflagellati) causati da improvvise variazioni del flusso
del Po e quindi dei nutrienti immessi nel sistema , nel
Tirreno si tratta di proliferazione di alghe filamentose.
Mentre si assiste a sempre piu' pesanti ''invasioni
biologiche'' di specie che fino a pochi anni fa erano
totalmente sconosciute nel Mediterraneo. Si tratta di specie
invasive di provenienza subtropicale, penetrate da Gibilterra
e soprattutto dal Canale di Suez. Questa ''porta
artificiale'' e' stata aperta nel 1869 e (per la prima volta
dopo qualche centinaia di migliaia, o forse milioni, di anni)
ha messo in collegamento il Mediterraneo con il sistema
Indo-Pacifico.
Ovviamente, alcuni invasori si sono subito ''precipitati''
nel Mediterraneo (si parla di ''specie lessepsiane'', dal
nome dell'artefice della costruzione del Canale, Ferdinand
Marie De Lesseps), ma il processo di colonizzazione del
Mediterraneo da parte di queste specie aliene e'
considerevolmente aumentato negli ultimi 15 anni per effetto
di vari fattori, compreso il riscaldamento delle acque.
mpd/sam/bra
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