
(ASCA) - Milano, 7 feb - E sono quattro. Dopo i processi
Mills, Ruby e diritti tv di Mediaset, un altro procedimento
penale e' pronto a partire a Milano a carico di Silvio
Berlusconi. Il gup Maria Grazia Domanico ha infatti rinviato
a giudizio l'ex presidente del consiglio per la vicenda del
passaggio di mano della conversazione tra Piero Fassino e
Giovanni Consorte, intercettata dagli inquirenti milanesi
titolari dell'inchiesta sul tentativo di scalata di Unipol a
Bnl. La domanda rivolta dall'allora segretario dei Ds al
numero uno del colosso assicurativo bolognese, ''allora,
abbiamo una banca?'', venne pubblicata sulla prima pagina de
'Il Giornale' il 31 dicembre 2005. Un fatto anomalo se si
considera che, al momento dello scoop del quotidiano di Via
Negri, quella intercettazione non era ancora stata trascritta
negli atti di indagine: in sostanza, un atto protetto da
segreto istruttorio.
Il gup di Milano non ha dubbi: Berlusconi va processato
per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. Un'ipotesi
accusatoria che Niccolo' Ghedini accoglie con sarcasmo:
''Questo e' l'unico processo che si celebra in Italia per
questo reato'', e' stato il commento dell'avvocato difensore
dell'ex capo del governo. ''Tutto come previsto'', ha
rincarato la dose Ghedini puntando il dito sull'''altro bel
colpo'' che a suo giudizio il Tribunale di Milano avrebbe
fatto con il rinvio a giudizio di Berlusconi. Il processo per
l'ex premier prendera' il via il prossimo 15 marzo davanti ai
giudici della Seconda Sezione Penale. Ma questa ''storia
incredibile, tutta milanese - e' il pronostico del suo
difensore - finira' in un nulla di fatto, come gli altri''.
Per ricostruire i fatti bisogna tornare indietro fino
all'inverno 2005. E' il giorno della Vigilia di Natale quando
al cancello di Arcore bussano due imprenditori accompagnati
da Paolo Berlusconi (gia' rinviato a giudizio per lo stesso
caso).
Circostanza, questa, non smentita dallo stesso Berlusconi:
''Ad Arcore ricevo tanta gente'', si e' difeso il leader del
Pdl quando, di prima mattina, si e' presentato davanti al gup
per rendere una serie di dichiarazioni spontanee e rispondere
alle domande del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. Il
Cavaliere ha pero' negato che in quell'occasione gli fu
consegnato il nastro con l'intercettazione, smentendo cosi'
di avere avuto quel ruolo da protagonista che la Procura gli
assegna nella vicenda. ''Non ho mai sentito la conversazione
tra Piero Fassino e Giovanni Consorte - ha assicurato al
giudice - perche' altrimenti me la sarei ricordata''.
Tocchera' al Tribunale di Milano accertarlo. L'unica certezza
e' che, dopo poco piu' di una settimana, quell'atto di
indagine coperto da segreto usci' con tanto di virgolettati
sul quotidiano della famiglia Berlusconi. E che da quel
momento inizio', per l'allora premier alle prese con un calo
di popolarita', un recupero di consensi che porto' la
coalizione di centrodestra a 'pareggiare' con l'Unione
guidata da Romano Prodi alle successive elezioni politiche di
aprile 2006.
Piero Fassino, allora numero uno dei Ds, e' convinto di
essere stato danneggiato da quella vicenda: l'attuale sindaco
di Torino e' pronto a costituirsi parte civile nel processo a
Berlusconi che partira' a meta' marzo.
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