(ASCA) - Roma, 23 dic - E' stata una vera e propria
migrazione quella degli oltre 300 lavoratori della Bosch di
Bari che hanno lasciato la Fiom per iscriversi alla Uilm. Una
migrazione che ha interessato 320 metalmeccanici su 2.500
dipendenti dell'azienda attiva nella componentistica auto.
Una decisione maturata per la ''lontananza'' del sindacato
di categoria della Cgil rispetto alla realta' lavorativa di
tutti i giorni. Una decisione scaturita dopo l'ennesimo no
della Fiom all'utilizzo della flessibilita' in azienda e
della gestione della cassa integrazione.
La vicenda - riferisce all'Asca il segretario provinciale
della Uilm di Bari, Franco Busso - ''si inasprisce a partire
dal mese di agosto, quando alla Bosch inizia la cassa
integrazione. Da allora, con la Fiom, i problemi aumentano
vista la reticenza del sindacato a stabilire una cadenza
della Cig''.
La crisi economica internazionale, poi, inizia a farsi
sentire anche nella fabbrica barese e i problemi amentano.
''Nel presente - spiega Busso - la Bosch di Bari sta subendo
la crisi e i problemi con la Fiom per l'utilizzo della Cig
sono aumentati. Da loro abbiamo avuto soltanto 'no'. Noi
siamo un sindacato che sta sul territorio, vicino ai problemi
di chi lavora. Siamo il sindacato della proposta, la Fiom,
invece, sembra essere un sindacato che fa solo politica che
pensa soltanto a organizzare scioperi''.
E i lavoratori? ''La decisione di lasciare la Fiom -
dicono i rappresentanti Rsu - e' stata presa per la
'lontananza' del sindacato dai lavoratori. Una lontananza e
una mancanza di rispetto riscontrata anche nei confronti
della stessa Rsu. Per questo abbiamo deciso di passare alla
Uilm e i lavoratori ci hanno seguito''.
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