(ASCA) - Roma, 20 ott - Se il mondo produttivo e' compatto
nel promuovere l'azione italiana volta a rivedere il
pacchetto europeo sul clima '20-20-20', analisti e studiosi
mostrano opinioni diverse sull'opportunita' per l'Italia di
chiedere una rimodulazione degli impegni e sul nesso tra la
crisi finanziaria e i costi del pacchetto Ue. Per il
direttore ricerche dell'Istituto Bruno Leoni, Carlo Stagnaro,
e' corretta la posizione assunta dal governo.
''Il pacchetto clima dell'Unione europea - spiega - era
utopistico prima, e lo e' a maggior ragione ora. La crisi
finanziaria rende semplicemente insostenibile l'onere del
raggiungimento degli obiettivi Ue, ma va sottolineato che
essi sarebbero stati comunque una sfida costosa e
sbagliata''. Di fronte alla crisi finanziaria ''la nostra
economia ha bisogno di riprendere fiato, e a questo scopo
occorre alleggerire il peso dello Stato, non incrementare
l'incertezza e il peso delle norme ambientali''.
Dello stesso avviso il il vicepresidente della Stazione
Sperimentale Combustibili, Rinaldo Sorgenti, che sottolinea
come ''il pacchetto non tiene conto di quanto l'Italia ha
gia' fatto sul fronte delle rinnovabili e pone un obiettivo
del 20% di rinnovabili che l'Italia ha gia' raggiunto con gli
investimenti nell'idroelettrico. Ma il pacchetto guarda a
quelli fatti dopo il 2005 e quindi quanto gia' fatto non
conta nulla''.
Secondo il vicepresidente della SSC, per avere piu'
rinnovabili bisogna avere una solida base di produzione con
carbone e nucleare ''che consentirebbe di liberare le risorse
necessarie per lo sviluppo di nuove fonti di energia''.
Opposta l'analisi di direttore scientifico del Kyoto Club,
Gianni Silvestrini, secondo il quale le motivazioni della
posizione assunta dal governo italiano ''possono essere lette
come la volonta' di raccogliere il malessere del mondo
industriale che sulla partita del clima si e' mosso tardi e
ora si trova in difficolta'''.
Secondo Silvestrini ''si ha la sensazione che l'attuale
crisi finanziaria abbia rappresentato un'insperata occasione
per attaccare gli impegni internazionali sul clima vissuti
finora con malcelata sopportazione. Questo atteggiamento
evidenzia un desolante vuoto culturale che contrasta in
maniera stridente con le posizioni delle altre forze del
centrodestra europee in Germania, Gran Bretagna e Francia''.
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