(ASCA) - Citta' del Vaticano, 18 ott - Non accenna a
migliorare la condizione dei cristiani nello stato indiano di
Orissa, oggetto nelle ultime settimane di una crescente
ondata di violenze e vessazioni. Secondo quanto riferisce
l'agenzia cattolica AsiaNews, il governo locale starebbe
chiudendo i campi profughi in cui si erano rifugiati migliaia
di cristiani, lasciandoli senza riparo ne' cibo. In risposta,
leader cristiani hanno denunciato alle Nazioni Unite il
''genocidio' in atto e chiesto un immediato intervento.
Padre Manoj Digal del Centro arcidiocesano per i servizi
sociali denuncia che ''uno dei tre campi profughi di Baliguda
e' stato chiuso il 15 ottobre scorso e 900 persone sono state
mandate via. E' assurdo, molta gente non sa dove andare, e'
priva di qualsiasi difesa. Il governo non ha dato loro
nemmeno tende ma appena 10 chilogrammi di riso per famiglia.
Hanno perso tutto. Se tornano al loro villaggio, possono solo
riconvertirsi all'induismo. Molti hanno cosi' dovuto lasciare
l'Orissa per andare in altri Stati''.
''Il governo non garantisce alcuna sicurezza ai cristiani
- aggiunge - , nonostante rischino la vita. Ora ci sono anche
gruppi di donne estremiste che minacciano le donne
cristiane.
Non c'e' alcun rispetto dei diritti fondamentali. Molte di
queste famiglie avevano un dignitoso tenore di vita, ora
debbono andare tra gente sconosciuta privi di tutto''.
Sajan K. George, presidente del Consiglio globale dei
cristiani indiani, ha denunciato alle Nazioni Unite la
decisione del governo dell'Orissa di chiudere i campi
profughi nel distretto di Kandhamal. All'Onu Sajan ha scritto
che ''il 3 settembre il New York Times ha riportato che 1.400
case e 80 chiese sono state distrutte o danneggiate. Ma i
danni attuali nella sola Orissa sono oltre il doppio. In
centinaia sono stati assassinati solo per la loro fede e c'e'
una sistematica e diffusa violazione di ogni diritto: stupri,
violenze atroci anche da parte di poliziotti, incendi di
chiese e proprieta' dei cristiani. I profughi sono decine di
migliaia, vivono nella foresta o nei campi senza cibo ne'
medicine, molti si ammalano e muoiono. I cristiani hanno
quasi perso fiducia che il governo voglia proteggere i
cittadini, specie quella minoranza del 2,5% di cristiani''.
''Per questo - prosegue - chiediamo che i profughi
dell'Orissa siano posti sotto la protezione dell'Onu come
rifugiati. Ora sono come gente senza Stato. In Orissa non
c'e' Stato di diritto, per loro, nessuno li protegge. Hanno
bisogno di cibo, riparo, medicine. Senza un aiuto immediato
in decine di migliaia moriranno per le violenze, gli stenti,
le malattie, compresi vecchi, donne, bambini, sacerdoti. Ci
appelliamo all'Onu - conclude - perche' protegga le loro vite
e impedisca discriminazioni fondate su ragioni di razza,
religione o casta.
Perche' chieda al governo indiano di adempiere alle sue
responsabilita' verso i propri cittadini''.
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