(ASCA) - Roma, 10 ott - In Europa ''non esiste una politica
comune che garantisca le medesime opportunita' ai giovani che
cercano di entrare nel mercato del lavoro e, soprattutto, non
esiste una linea di condotta, una strategia comune. Parlare
di lavoro significa parlare di educazione e di formazione,
sia essa formale che informale. Non e' possibile pensare una
strategia comune senza preoccuparsi prima di garantire, in
ambito formale, un riconoscimento 'europeo' dei titoli di
studio secondo parametri qualitativi uguali per tutti e che
rispondano alle nuove esigenze del mercato del lavoro e ai
mutamenti sociali e culturali che attraversano l'Europa''.
Con queste parole il ministro della Gioventu', Giorgia
Meloni, e' intervenuta all'8* conferenza dei ministri delle
politiche giovanili del Consiglio d'Europa, a Kiev, ''Il
futuro delle politiche giovanili del consiglio d'Europa:
Agenda 2020'', a cui hanno partecipato 47 paesi.
Allo stesso tempo, ha proseguito Meloni, ''l'Europa deve
aprirsi, favorendo principalmente l'accesso ai nuovi Paesi
della comunita', con una grande attenzione all'inclusione dei
soggetti svantaggiati ed esclusi, alle esperienze di
educazione non-formale espressione del variegato e
ricchissimo mondo dell'associazionismo e del volontariato
giovanile, ampliando la 'mission' del servizio volontario
europeo e delle altre esperienze similari all'ambito
dell'impegno giovanile nei beni culturali, nella tutela
dell'ambiente e del paesaggio e in tutti quei settori che
vedono milioni di ragazzi impegnati quotidianamente a
rendersi utili e ad imparare 'lavorando': tutto cio' e'
possibile solo attraverso un maggior impegno economico e
organizzativo dell'Europa per sostenere le esperienze nei
singoli paesi e lo 'scambio' di queste esperienze, attraverso
un 'portale della mobilita' che le raccolga, le 'metta in
rete' e offra ai giovani la possibilita'di acquisire
competenze, essere utile al proprio Paese, scambiare con gli
altri Paesi queste competenze''.
res-map/sam/alf
|