(ASCA) - Roma, 4 lug - I segnali distensivi provenienti dalla
procura di Napoli e la cautela dimostrata dagli alleati verso
l'adozione con procedura d'urgenza di un provvedimento sulle
intercettazioni telefoniche che limita fortemente lo spazio
investigativo della magistratura e la liberta' della stampa
di riferirne gli esiti, frenano la determinazione del
Cavaliere.
All'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi il
decreto blocca-gossip non c'e', anche se alcuni esponenti di
governo non escludono che il tema verra' comunque
affrontato.
E' il risultato di una giornata convulsa culminata con la
rinuncia del presidente del Consiglio a partecipare alla
puntata serale di Matrix, che doveva essere l'occasione per
Berlusconi di spiegare, faccia a faccia con il pubblico, le
ragioni di un intervento legislativo che blocca la gogna
mediatica alla quale il premier si sente condannato e
ridimensiona l'iniziativa della procura di Napoli nel rinvio
a giudizio per corruzione basato sul contenuto delle
conversazioni tra il patron di Mediaset e allora capo
dell'opposizione e il direttore di Raifiction Agostino
Sacca'.
La paventata nuova ''lenzuolata'' di intercettazioni sulle
anticipazioni delle pagine dell'Espresso in edicola oggi,
data per scontata da molti osservatori, questa volta non c'e'
stata.
Anzi il settimanale del gruppo De Benedetti si e' affrettato
ieri nel pomeriggio a smentire l'imminente pubblicazione di
una nuova puntata dello stillicidio di ''brogliacci''
proveniente dalla procura di Napoli, che nel frattempo manda
un inaspettato segnale di pace: i testi delle intercettazioni
che non sono attinenti direttamente all'indagine verranno
distrutte. Questa mattina il giudice Luigi Giordano decidera'
se chiedere al Parlamento l'autorizzazione ad utilizzare le
sei conversazioni sulle quali il pm Vincenzo Piscitelli ha
basato l'accusa di corruzione contestata al premier in
concorso con Sacca'.
L'avvocato di Berlusconi, Niccolo' Ghedini sembra
intenzionato a chiedere che sia riconosciuta l'incompetenza
territoriale con il trasferimento del procedimento a Napoli.
Sul fronte degli alleati di governo esponenti di An sono
intervenuti riproponendo la linea illustrata da Gianfranco
Fini al Cavaliere nel pranzo dei giorni scorsi: l'urgenza di
un intervento in materia c'e' ma l'ingorgo di provvedimenti
all'esame del Parlamento potrebbe vanificare l'effetto di un
decreto che rischierebbe di non essere riconvertito. Il
presidente della Camera ieri ha anche risposto alle
preoccupazioni per un possibile esproprio delle prerogative
del Parlamento e dei diritti dell'opposizione determinati da
un eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza, messe nero
su bianco da Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini. I
tempi del dibattito sono stati garantiti, ribatte Fini,
nessuna lesione quindi della dignita' del Parlamento, ma il
presidente riconosce che il problema e' annoso e va comunque
affrontato.
Intanto, il segretario del Pd minaccia un'opposizione
parlamentare senza sconti e con il ricorso a tutti gli
strumenti regolamentari a disposizione se non verra' ritirato
l'emendamento blocca-processi e se questa mattina verra'
varato il decreto sulle intercettazioni. Uno dei due
obiettivi sembra essere stato centrato.
Cer/cam/rob |