(ASCA) - Roma, 1 lug - Stipendi e salari ''perdono potere
d'acquisto'', i prezzi delle materie prime essenziali
aumentano e ''la tranquillita' dei risparmi e' minacciata''.
Ma la risposta a questo stato di cose non sta nel
protezionismo, la 'tentazione' di molti governi. Serve invece
una ''giusta distribuzione'' delle risorse e ''regole eque
nel commercio internazionale, specialmente con la Cina''. E'
il messaggio del governatore della Banca d'Italia, Mario
Draghi, nel suo intervento alla conferenza internazionale sui
rapporti tra Italia, Europa e Usa, organizzata da Aspen
Institute. A fare gli onori di casa il Presidente dell'Aspen,
il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sostenitore di
politiche protezionistiche.
Gli ultimi dati istat sull'inflazione hanno messo ancora
piu' in evidenza il problema della perdita del potere
d'acquisto di salari, pensioni e stipendi, ma la crisi e'
generalizzata e non investe solo l'Italia. ''Le opinione
pubbliche sono frastornate - ha detto Draghi - e nella crisi
cercano rassicurazioni''. I governi riscoprono cosi' le
formule protezionistiche. Draghi ammette che si tratta di un
atteggiamento comprensibile, che la ''liberta' dei commercio
puo' sembrare un rischio'' e che ''il protezionismo puo'
rappresentare un ristoro''. Ma, avverte il governatore, ''non
e' cosi'''. ''Un problema di distribuzione del reddito non si
risolve inaridendo una delle fonti piu' importanti del
reddito stesso''. E il commercio internazionale e' fonte di
ricchezza.
E' interesse comune dell'Europa e degli Usa ''adoperarsi
per mantenere un clima propizio allo sviluppo ordinato del
commercio e degli investimenti internazionali, fondato su un
insieme di regole che siano soprattutto eque''. I principale
Paesi emergenti, che hanno tratto vantaggio dall'integrazione
internazionale ''dovrebbero assumere impegni piu' sostanziali
di apertura dei loro mercati e accettare regole piu'
cogenti''.
Nel suo intervento Draghi ha toccato il tema della
instabilita' finanziaria. Ha riconosciuto che la Bce e la Fed
hanno agito bene e tempestivamente, ''evitando implicazioni
sistemiche''. E' stata una ''collaborazione transatlantica
positiva''. Ma c'e' anche la consapevolezza che ''serve
riprogettare il sistema finanziario per l'avvenire'' perche'
esistono ''acute insufficienze della regolamentazione''. ''E'
necessario riprogettare le modalita' di cooperazione tra
tutti gli attori per mantenere la stabilita' finanziaria del
sistema''.
Infine un riferimento all'Europa che ''ha spiccato il volo
e sta andando molto bene nella trasazioni internazionali.
Tuttavia cio' non ha minacciato gli Usa, anzi ha semplificato
le nostre relazioni. Il dollaro, nonostante la sua debolezza
''resta la moneta dell'economia piu' grande del mondo''. Ma
ci sono le premesse per ''una estensione futura del ruolo
internazionale dell'euro''.
Infine i rapporti tra Europa e Usa. ''Il legame
transatlantico e' prezioso e va coltivato. Le sfide attuali -
ha concluso Draghi - per essere vinte richiedono condivisione
degli obiettivi, solidarieta' nelle decisioni. Usa e Europa,
piu' uniti, sono garanzia per la stabilita' nel mondo''.
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