(ASCA) - Roma, 23 lug - ''Non possiamo certo rimanere inermi
di fronte all'offensiva di Berlusconi. Ma Di Pietro non deve
portare avanti lo scontro frontale con Napolitano. Cosi'
rischiamo di fare il gioco del premier''. Lo afferma Massimo
Donadi, capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori, che in
un'intervista al Riformista interviene nell'''Assalto al
Colle'' (come recita il titolo di apretura del giornale di
Antonio Polito) portato avanti in questi giorni da Antonio Di
Pietro.
Donadi dice di ''riconoscere che il compito del Capo dello
Stato deve essere per definizione improntato al massimo
equilibrio. Aggiungo che, soprattutto in questo momento, con
una maggioranza cosi' allineata al suo capo, il ruolo di
Napolitano e' ancora piu' delicato''. Certo, chiarisce
Donandi, forse ''la prudenza istituzionale del Colle'' sulle
intercettazioni, sul Lodo Alfano, sulla sicurezza ''puo'
agevolare il disegno berlusconiano''. Ma, aggiunge subito
dopo, ''la tentazione anche legittima di forzare la mano di
Napolitano rischia di portarci al risultato opposto''.
Donadi non ha dubbi, ''nel suo intervento dell'altro
giorno il Capo dello Stato e' stato molto esplicito ma sono
convinto - sottolinea - che il Presidente della Repubblica
non avesse la benche' minima intenzione di offendere Di
Pietro. Napolitano e' un galantuomo''. Il Quirinale forse
''sta seguendo la linea del tatticismo esasperato. Ma la
logica dello sontro frontale - avverte - finira' per portarlo
nella direzione opposta rispetto a quello che vogliamo''.
Sullo stesso argomento interviene il direttore del
giornale Antonio Polito, che in un editoriale parla di Di
Pietro come di un parlamentare che ''addirittura intima'' a
Napolitano cio' che deve fare, ''interferendo su un potere
(quello del messaggio alle Camere) che la Costituzione affida
in esclusiva al Capo dello Stato''. Polito chiarisce che
''diciamo queste cose non solo in difesa del bon ton
istituzionale o della figura di Napolitano'' ma ''anche e
soprattutto per difenderne i poteri. Si rende conto Di Pietro
- si domanda il direttore - che il suo comportamento potrebbe
indebolire, non rafforzare, proprio quella funzione di
controllo e garanzia del Quirinale che che lui dice di
stargli tanto a cuore?''. Ma ''meno male - conclude Polito -
che Napolitano ha le spalle larghe e non si lascia intimidire
da nessuno''.
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