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| 01-07-2009 |
PD: BERSANI, RADICI SOCIALI E VOCAZIONE MAGGIORITARIA CON ALLEANZE
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''Parlo alla nuova generazione che e'
gia' in campo. Bisogna aprire loro la strada, facendo in modo
che possa prendere in mano la discussione politica. Finalmente una discussione politica tra noi e sull'Italia''.
Alle 17 in punto, Pierluigi Bersani fa il suo ingresso
nella sala del teatro Ambra Jovinelli accompagnato dalle note
di una canzone di Vasco Rossi, emiliano anche lui come il
candidato alla segreteria del Pd. Fuori dal teatro sono
rimasti in centinaia sotto il rischio di un acquazzone
incombente: dentro sono occupati tutti i posti a sedere e
pure quelli in piedi.
Parte all'inizio un filmato di una decina di minuti che
raccoglie le domande di comuni cittadini: cosa fa il Pd sul
problema del lavoro, per i giovani e gli anziani? Come
mettere un argine ai troppi contratti a termine? E sulla
sicurezza? Subito dopo, Bersani sale da solo sul palco,
cravatta rossa e abito scuro. Inizia a parlare dietro una
piccola tribuna chiedendo un minuto di silenzio per i morti
alla stazione di Viareggio, forse vittime della disattenzione
sui temi della sicurezza sul lavoro.
Gia' la scenografia da' il senso delle correzioni che l'ex
ministro per lo Sviluppo economico vuole assestare al Pd:
bisogna recuperare il rapporto con chi lavora, produce e
rappresenta il nocciolo della societa' italiana. Per questo,
a suo avviso, e' utile un partito ramificato socialmente.
''In venti mesi - dice Bersani - abbiamo suscitato speranze
che poi sono ripiegate su se stesse. Dalle elezioni escono
indeboliti i nostri rapporti con i ceti popolari, pur con
punti significativi di tenuta. Dobbiamo rimettere in cammino
il progetto, i nostri problemi derivano dal fatto che non
abbiamo appoggiato questo progetto su basi solide. Da qui la
necessita' di un Congresso davvero fondativo''.
Il candidato alla segreteria del Pd non ci sta a pensare a
una discussione che elogia un partito privo di identita':
''Evitiamo un Congresso di vecchi contro giovani o viceversa,
ci serve la testa di tutti. Io non sono il candidato di
nessuno, quanto piuttosto un candidato che pensa che c'e'
bisogno di tutti''. E' questo uno dei pochi riferimenti
polemici all'attuale leadership del partito che lo dipinge
come il fedelissimo di Massimo D'Alema.
Bersani, che non privilegia l'idea di un partito
eclettico, e' convinto che ''senza una identita' non c'e' un
messaggio di senso riconoscibile mentre la destra sparge
ideologia con leghismo e berlusconismo''. Questa identita' il
candidato alla segreteria la individua nel rapporto
privilegiato con i ceti popolari. Per questo, riusa parole
come ''uguaglianza attraverso un mercato regolato'' e
''welfare che va rinnovato''.
Per Bersani, ''il Pd e' il partito del lavoro, di quello
subordinato e di quello autonomo''. E in questa carta
d'identita' inserisce i problemi della laicita' su cui non ci
sono state, a suo avviso, sufficiente attenzione e
riconoscibili scelte.
L'ex ministro dei governi Prodi non rinuncia a parlare
della crisi economica che rischia, e' la sua opinione, di far
retrocedere l'Italia dalle sue posizioni di eccellenza: ''La
destra minimizza, si prepara alla stagnazione e a una nuova
stagione di condoni. La crisi non e' psicologica e non ci sta
alle spalle. C'e' il pericolo di una caduta di rango per
l'Italia.'' Bersani vuole lanciare un progetto concreto,
positivo che aggredisca due mali nazionali: ''La cattiva
distribuzione delle ricchezze che e' piu' accentuata rispetto
ad altri paesi europei, la scarsa mobilita' sociale che
blocca ogni ricambio generazione''. Per il neo candidato alla
segreteria serve una ''riscossa civica'' che promuova idee e
partecipazione contro ''il liberismo che pensa che il mercato
le regole se le da' da solo''.
Bersani sa che ci vogliono parole chiare pure sulla
sicurezza e sull'immigrazione: ''L'incertezza dei flussi
migratori si scarica sui ceti piu' deboli. La sicurezza e' un
diritto proprio per i piu' deboli ma non puo' essere solo
repressione''. Poi polemizza - senza nominare il premier
Berlusconi - con chi ha rimosso ''la dignita' e la fatica
della condizione femminile verso la quale va preteso
rispetto''.
L'ex ministro, per ragioni di tempo, rinvia a due
appuntamenti specifici l'approfondimento di due questioni a
cui tiene molto: cosa vuol dire societa' della conoscenza;
politiche produttive e industriali in collegamento con
l'innovazione.
L'ultima parte del discorso, Bersani la rivolge alle
questioni piu' connesse alla ''forma partito'' del Pd.
Polemizza con chi ha pensato che ''vocazione maggioritaria''
volesse dire non avere alleanze: ''Bisogna ripensare una
strategia istituzionale che preveda anche un sistema di
alleanze tra soggetti diversi pur in un quadro di
riconoscibile bipolarismo''. E' la questione di un nuovo
centrosinistra.
Il candidato alla segreteria scalda la platea: ''Occorre
fare opposizione saldando questione democratica e questione
della crisi economica. Non sono per il primato del partito,
che non e' un fine ma uno strumento per cambiare la
societa'.
Pero' serve un partito radicato socialmente e democratico
davvero, come dice il suo nome e che oggi non c'e' ancora''.
La staffilata finale Bersani la riserva a chi (come Debora
Serracchiani in una intervista oggi a Repubblica'' o altri
dirigenti del Pd) tende a dipingerlo ''con una patina di
grigio''. Conclude fra gli applausi: ''Dovunque sono andato
penso di poter dire che non ho mai lasciato le cose come le
avevo trovate. E' vecchio chi non ci crede piu', e' giovane
chi ci crede ancora''.
Dagli altoparlanti parte una canzone di Vasco Rossi,
proprio come all'inizio dell'assemblea: ''Voglio trovare un
senso a questa sera, anche se questa sera un senso non ce
l'ha...''. |
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