VIA LIBERA UE ALLA PATATA OGM.
ZAIA: ''L'ITALIA E' CONTRARIA''
La Commissione europea ha annunciato di aver autorizzato il
gruppo tedesco Basf alla coltivazione di una patata
geneticamente modificata. Si tratta del primo via libera
della Ue ai prodotti OGM, dopo 12 anni di dibattiti e seri
dubbi sulla natura di questo tipo di coltivazioni. La patata
Amflora, prodotta dalla Basf, non finira' comunque sulle
nostre tavole. Il prodotto e' infatti destinato alle
industrie che estraggono dai tuberi l'amido e
all'alimentazione animale. Era dal 1998 che la Commissione
non autorizzava coltivazioni geneticamente modificate.
Bruxelles ha anche accettato la commercializzazione in Europa
di tre varieta' di mais transgenico, derivati del MON 863,
prodotti dalla compagnia Monsanto.
BASF: PATATA AMFLORA IN PRODUZIONE DA QUEST'ANNO.
La patata Amflora, il tubero geneticamente modificato la cui
coltivazione e' stata autorizzata oggi dalla Commissione
europea, iniziera' ad essere prodotta nel corso di
quest'anno. Lo ha annunciato il gruppo tedesco Basf, dopo il
via libera di Bruxelles. ''La strada e' ormai libera per una
messa in coltura commerciale della Amflora gia' da
quest'anno'', ha dichiarato il direttore della sezione
fitosanitaria della compagnia, Peter Eckes, in un
comunicato.
La Basf deve attendere solo ''l'approvazione formale che
sara' pubblicata dalla Svezia, in quanto paese relatore'' del
provvedimento. La patata OGM produce amilopectina pura, uno
dei componenti dell'amido, che viene utilizzata per la
produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. ''Non e'
previsto alcun utilizzo alimentare'', ha precisato il gruppo,
che aveva presentata la prima domanda di autorizzazione per
l'Amflora gia' nell'agosto del 1996.
ZAIA: CONTRARI A DECISIONE UE. FRONTE COMUNE A DIFESA
AGRICOLTURA.
''La decisione presa oggi dalla Commissione europea di
concedere l'autorizzazione alla coltivazione di una patata
geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di
rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata
dal 1998 e' un atto che rischia di modificare profondamente
il settore primario europeo''. Cosi' il Ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta
la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare
la produzione della patata OGM Amflora di proprieta' della
Bayer. ''Non solo non ci riconosciamo in questa decisione -
commenta il Ministro - ma ci teniamo a ribadire che non
permetteremo che questo metta in dubbio la sovranita' degli
Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo
nella politica di difesa e salvaguardia dell'agricoltura
tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo
che un simile provvedimento, calato dall'alto, comprometta la
nostra agricoltura''. ''Per questo - conclude - valuteremo la
possibilita' di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi
che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei
cittadini e delle agricolture identitarie europee''.
CORO DI NO ALLA PATATA OGM DA PARLAMENTARI ECOLOGISTI.
Coro di critiche da parte dei parlamentari europei ecologisti
alla decisione della Commissione Ue di autorizzare la
coltivazione della patata geneticamente modificata. ''Sono
scioccato nel vedere che al commissario alla Sanita' e alla
difesa dei consumatori, John Dalli, sono bastate poche
settimane di incarico per esprimere il suo sostegno agli
interessi industriali'', ha commentato il capogruppo dei
Verdi, Martin Hausling. ''I dubbi sulle conseguenze per la
saluta umana e per l'ambiente persistono in modo serio. Le
coltivazioni OGM sono nel migliore dei casi inutili, nel
peggiore dannose''. La decisione e' stata definita
''inaccettabile'' anche dalla liberale francese Corinne
Lepage, vice presidente della Commissione per l'Ambiente del
Parlamento Europeo. ''Si tratta di una vera dichiarazione di
guerra ai cittadini europei, che in maggioranza sono contrari
alle colture OGM, da parte del signor Barroso''.
VATICANO, LA QUESTIONE RESTA APERTA.
Il si' della Commissione Europea alla coltivazione in Europa
della patata transgenica Amflora, da parte del gruppo tedesco
Basf, per uso industriale riapre, anche in Vaticano, il
dibattito sull'uso degli Ogm e sui limiti da porre alla loro
diffusione. L'argomento e' uno di quelli sui quali,
all'interno della Chiesa, si registrano profonde divisioni.
Il presidente della Pontificia Accademia delle Scienze,
mons. Marcelo Sanchez Sorondo, in questi giorni a Cuba per un
convegno, ha riaffermato, secondo la stampa cubana, di non
essere contrario alla diffusione degli Ogm purche'
''contribuisca ad alleviare la fame nel mondo e non si
trasformi in attivita' speculativa che colpisce la giustizia
sociale''.
Posizioni simili le aveva espresse piu' volte in passato
il l'ex-presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace,
card. Renato Raffaele Martino, ma il suo successore alla
guida del dicastero vaticano, l'africano card. Peter Turkson,
la pensa molto diversamente. Appena qualche giorno fa,
intervistato dall'Osservatore Romano, affermava: ''Proporre
come soluzione ai problemi della fame nel mondo e delle
carestie tecniche che non tengono conto della biodiversita'
delle coltivazioni africane o prevedono l'uso di organismi
geneticamente modificati (ogm) non puo' che suscitare
sospetti sulle reali intenzioni''.
Dal punto di vista istituzionale, proprio la Pontificia
Accademia delle Scienze Sociali, ha organizzato nel 2009 una
'settimana di studio' sulla ''necessita' di cambiare''
l'opinione negativa di politica e societa' nei confronti
degli Ogm, diretta da Ingo Potrykus, biotecnologo e membro
della Pontificia Accademia della Scienze, inventore insieme a
Peter Beyer del 'golden rice', una varieta' di riso
geneticamente modificata per contenere piu' vitamina A.
Allo stesso tempo, il documento preparatorio (Instrumentum
Laboris) del Sinodo dei Vescovi sull'Africa, di cui il card.
Turkson era relatore generale, aveva condannato ''la campagna
di semina di Ogm, che pretende di assicurare la sicurezza
alimentare'' ma ''non deve far ignorare i veri problemi degli
agricoltori: la mancanza di terra arabile, di acqua ed
energia, di accesso al credito, di formazione agricola, di
mercati locali, infrastrutture stradali''. Gli Ogm,
aggiungeva il testo, rischiano ''di rovinare i piccoli
coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali
rendendoli dipendenti dalle societa' produttrici di Ogm'',
quelle multinazionali che ''continuano ad invadere
gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse
naturali'', ''acquistano migliaia d'ettari espropriando le
popolazioni delle loro terre'', ''recano danno all'ambiente e
deturpano il creato''. Un concetto, questo, ribadito anche
nelle proposizioni finali dai vescovi del Sinodo, che
notavano come le ''compagnie multinazionali e transnazionali
entrano in operazioni che avvelenano l'ambiente, distruggono
la flora e la fauna''.
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