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02-03-2010

VIA LIBERA UE ALLA PATATA OGM.
ZAIA: ''L'ITALIA E' CONTRARIA''

La Commissione europea ha annunciato di aver autorizzato il gruppo tedesco Basf alla coltivazione di una patata geneticamente modificata. Si tratta del primo via libera della Ue ai prodotti OGM, dopo 12 anni di dibattiti e seri dubbi sulla natura di questo tipo di coltivazioni. La patata Amflora, prodotta dalla Basf, non finira' comunque sulle nostre tavole. Il prodotto e' infatti destinato alle industrie che estraggono dai tuberi l'amido e all'alimentazione animale. Era dal 1998 che la Commissione non autorizzava coltivazioni geneticamente modificate.

Bruxelles ha anche accettato la commercializzazione in Europa di tre varieta' di mais transgenico, derivati del MON 863, prodotti dalla compagnia Monsanto.

BASF: PATATA AMFLORA IN PRODUZIONE DA QUEST'ANNO.

La patata Amflora, il tubero geneticamente modificato la cui coltivazione e' stata autorizzata oggi dalla Commissione europea, iniziera' ad essere prodotta nel corso di quest'anno. Lo ha annunciato il gruppo tedesco Basf, dopo il via libera di Bruxelles. ''La strada e' ormai libera per una messa in coltura commerciale della Amflora gia' da quest'anno'', ha dichiarato il direttore della sezione fitosanitaria della compagnia, Peter Eckes, in un comunicato.

La Basf deve attendere solo ''l'approvazione formale che sara' pubblicata dalla Svezia, in quanto paese relatore'' del provvedimento. La patata OGM produce amilopectina pura, uno dei componenti dell'amido, che viene utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. ''Non e' previsto alcun utilizzo alimentare'', ha precisato il gruppo, che aveva presentata la prima domanda di autorizzazione per l'Amflora gia' nell'agosto del 1996.

ZAIA: CONTRARI A DECISIONE UE. FRONTE COMUNE A DIFESA AGRICOLTURA.

''La decisione presa oggi dalla Commissione europea di concedere l'autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 e' un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo''. Cosi' il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata OGM Amflora di proprieta' della Bayer. ''Non solo non ci riconosciamo in questa decisione - commenta il Ministro - ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranita' degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell'agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall'alto, comprometta la nostra agricoltura''. ''Per questo - conclude - valuteremo la possibilita' di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee''.

CORO DI NO ALLA PATATA OGM DA PARLAMENTARI ECOLOGISTI.

Coro di critiche da parte dei parlamentari europei ecologisti alla decisione della Commissione Ue di autorizzare la coltivazione della patata geneticamente modificata. ''Sono scioccato nel vedere che al commissario alla Sanita' e alla difesa dei consumatori, John Dalli, sono bastate poche settimane di incarico per esprimere il suo sostegno agli interessi industriali'', ha commentato il capogruppo dei Verdi, Martin Hausling. ''I dubbi sulle conseguenze per la saluta umana e per l'ambiente persistono in modo serio. Le coltivazioni OGM sono nel migliore dei casi inutili, nel peggiore dannose''. La decisione e' stata definita ''inaccettabile'' anche dalla liberale francese Corinne Lepage, vice presidente della Commissione per l'Ambiente del Parlamento Europeo. ''Si tratta di una vera dichiarazione di guerra ai cittadini europei, che in maggioranza sono contrari alle colture OGM, da parte del signor Barroso''.



VATICANO, LA QUESTIONE RESTA APERTA.

Il si' della Commissione Europea alla coltivazione in Europa della patata transgenica Amflora, da parte del gruppo tedesco Basf, per uso industriale riapre, anche in Vaticano, il dibattito sull'uso degli Ogm e sui limiti da porre alla loro diffusione. L'argomento e' uno di quelli sui quali, all'interno della Chiesa, si registrano profonde divisioni.

Il presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, mons. Marcelo Sanchez Sorondo, in questi giorni a Cuba per un convegno, ha riaffermato, secondo la stampa cubana, di non essere contrario alla diffusione degli Ogm purche' ''contribuisca ad alleviare la fame nel mondo e non si trasformi in attivita' speculativa che colpisce la giustizia sociale''.

Posizioni simili le aveva espresse piu' volte in passato il l'ex-presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, card. Renato Raffaele Martino, ma il suo successore alla guida del dicastero vaticano, l'africano card. Peter Turkson, la pensa molto diversamente. Appena qualche giorno fa, intervistato dall'Osservatore Romano, affermava: ''Proporre come soluzione ai problemi della fame nel mondo e delle carestie tecniche che non tengono conto della biodiversita' delle coltivazioni africane o prevedono l'uso di organismi geneticamente modificati (ogm) non puo' che suscitare sospetti sulle reali intenzioni''.

Dal punto di vista istituzionale, proprio la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha organizzato nel 2009 una 'settimana di studio' sulla ''necessita' di cambiare'' l'opinione negativa di politica e societa' nei confronti degli Ogm, diretta da Ingo Potrykus, biotecnologo e membro della Pontificia Accademia della Scienze, inventore insieme a Peter Beyer del 'golden rice', una varieta' di riso geneticamente modificata per contenere piu' vitamina A.

Allo stesso tempo, il documento preparatorio (Instrumentum Laboris) del Sinodo dei Vescovi sull'Africa, di cui il card.

Turkson era relatore generale, aveva condannato ''la campagna di semina di Ogm, che pretende di assicurare la sicurezza alimentare'' ma ''non deve far ignorare i veri problemi degli agricoltori: la mancanza di terra arabile, di acqua ed energia, di accesso al credito, di formazione agricola, di mercati locali, infrastrutture stradali''. Gli Ogm, aggiungeva il testo, rischiano ''di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle societa' produttrici di Ogm'', quelle multinazionali che ''continuano ad invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali'', ''acquistano migliaia d'ettari espropriando le popolazioni delle loro terre'', ''recano danno all'ambiente e deturpano il creato''. Un concetto, questo, ribadito anche nelle proposizioni finali dai vescovi del Sinodo, che notavano come le ''compagnie multinazionali e transnazionali entrano in operazioni che avvelenano l'ambiente, distruggono la flora e la fauna''.





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