GIUSTIZIA: ALFANO FA IL PUNTO SU IMMUNITA' E LODO
Il Guardasigilli Angelino Alfano
coglie l'occasione di una intervista nella trasmissione
televisiva ''In mezz'ora'' di Lucia Annunziata su Raitre per
fare il punto sugli impegni del governo sulla giustizia.
Nella riunione del Consiglio dei ministri di mercoledi' - ha
annunciato - si discutera' di un decreto che il Ministero
della Giustizia sta mettendo a punto per mantenere ai
tribunali la competenza per il reato di associazione per
delinquere di tipo mafioso.
Questa soluzione, ha precisato il ministro, dovrebbe essere
sufficiente per risolvere il problema legato alla sentenza
della Corte di cassazione, la quale ha riconosciuto la
competenza della Corte d'assise per il reato aggravato di
associazione mafiosa, dal momento che con la legge ex
Cirielli del 2005 la pena massima e' stata fissata in
ventiquattro anni di reclusione.
''Il governo interverra' per rimediare all'altrui errore'',
ha detto Alfano ricordando che i giudici, dopo il 2005,
avrebbero dovuto applicare la legge inviando i processi per
associazione per delinquere aggravata in Corte d'assise e non
in tribunale. ''Nel decreto si precisera' la competenza dei
tribunali in modo da evitare scarcerazioni'', ha aggiunto il
ministro.
Nella conversazione televisiva il guardasigilli e' tornato a
parlare dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio:
''Berlusconi vorrebbe andare in tribunale sempre, ma il
tribunale e' un luogo dove si studiano i processi. Lui
avrebbe studiato i faldoni e sottratto tempo al governo.
Ecco, dunque, il perche' di un provvedimento che interrompe i
processi del premier''. Alfano precisa pero' che il premier
non ha alcuna intenzione di sottrarsi ai processi: ''Quando
avra' finito di governare, si fara' processare dai tribunali
italiani''.
Da qui la difesa della legge sul legittimo impedimento appena
approvata dalla Camera e che nei prossimi giorni sara'
discussa dal Senato: ''Non e' una legge ad personam. Il bivio
e' tra il dovere del presidente del Consiglio di governare e
il diritto di difendersi dai processi: basti pensare che
Berlusconi avrebbe presto dovuto affrontare ventitre udienze
in sessantacinque giorni''.
Il ministro annuncia inoltre che il governo sta lavorando sia
a un nuovo Lodo Alfano, che questa volta avra' la forma di
una legge costituzionale per non incorrere in possibili
bocciature della Corte costituzionale, sia alla
reintroduzione dell'immunita' parlamentare abolita nel 1993.
''L'immunita' e' diventata, per l'uso che ne e' stato fatto
nella prima Repubblica, uno strumento della casta,
un'impunita'. Questa equazione va smontata e ristabilita nei
termini che il legislatore costituzionale del 1948 l'ha
pensata'', argomenta Anfano ribadendo l'obiettivo del
governo: ''Dobbiamo far si' che nel momento in cui noi
ribadiamo l'autonomia della magistratura sia riaffermato il
principio secondo cui l'agenda politica e tutto quanto
consegue un'indagine giudiziaria non intacchi l'autonomia e
la sovranita' del Parlamento''.
Nell'intervista c'e' stata una stoccata polemica del
guardasigilli nei confronti di Gianfranco Fini, presidente
della Camera, che nei giorni scorsi aveva sostenuto che la riforma
del processo breve, gia' approvata al Senato, fosse caduta su
un binario morto dopo la precedenza data al varo della legge
sul legittimo impedimento. Ha precisato a questo proposito
Alfano: ''Il processo breve non ha nessuna urgenza di essere
approvato, pero' abbiamo intenzione di mantenere saldo il
principio che i cittadini debbano sapere il momento in cui si
e' condannati o dichiarati innocenti''. E comunque - ha
aggiunto - anche l'aggettivo ''breve'' e' ipocrita ''perche'
otto-dieci anni per tirarsi fuori dalle maglie della
giustizia non e' un periodo breve: e' un periodo certo''.
Ultima questione affrontata dal ministro e' stata quella dei
pentiti: ''I pentiti sono utili ma, essendo anche dei
criminali, sono da maneggiare con cura''. Questa e' la
premessa per prendere posizione sulle polemiche relative al
disegno di legge presentata nei giorni scorsi dal senatore
Giuseppe Valentino, Pdl, che vorrebbe modificare la
legislazione sui collaboratori di giustizia. Il guardasigilli
conferma il proprio parere negativo: ''Non credo che i
pentiti siano il Vangelo, e bisogna ricordare che i pentiti
hanno solitamente dei curricula criminali straordinari. Ma
bisogna riconoscere che hanno aiutato la giustizia italiana a
ricostruire l'organizzazione di Cosa nostra''.
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